Il Boeing 767 dell'Aeronautica militare con a bordo il team dell'Ares 118 è atterrato alla base militare di El Libertador. All'alba, la squadra di medici e infermieri romani è a Caracas, a pochi chilometri dall'epicentro del doppio terremoto che ha sbriciolato la zona del Venezuela che affaccia sul Mar dei Caraibi. «Abbiamo volato per tutta la notte e abbiamo qualche ora di riposo prima di essere destinati» spiega Cristiana Lupini, 50 anni romana e medico di emergenza Ares 118.
Sono 36 i camici bianchi reclutati per l'emergenza, addestrati come Usar (Urban search and rescue) e di questi, sei arrivano da Roma. Raggiunta al telefono, la dottoressa risponde da un albergo della capitale venezuelana. Intanto si continua a scavare tra le macerie alla ricerca delle 50 mila persone che mancano ancora all'appello. Il bilancio parziale è salito ieri a 1430 morti tra cui tre italo-venezuelani.Da Caracas «A Caracas la situazione è abbastanza stabile, ma a una ventina di chilometri da qui, la zona di La Guaira, è devastata» dice ancora la dottoressa che nel 2023 è stata in missione in Turchia dopo il violento sisma che ha ucciso oltre 50 mila persone. E poi ancora, ha lavorato per il Meccanismo Europeo di Protezione Civile in missioni di assessment per i medevac Ukraina e Gaza.«Purtroppo- sottolinea la dottoressa - ogni emergenza è diversa ma ci aspettiamo di trovare uno scenario simile a quello del terremoto in Turchia. Anche lì ero stata reclutata per il recupero delle vittime tra le macerie. Durante quella missione- ricorda Lupini- insieme al mio team abbiamo estratto due persone, ancora vive. È sempre un lavoro di squadra. Il singolo non fa nulla in situazioni di emergenza, vince sempre e solo la squadra: le missioni più che "segnano", insegnano» aggiunge.Nel pomeriggio la squadra di soccorritori ha partecipato al debriefing per poi ricevere l'incarico e la destinazione della missione di soccorso.La squadra Il team romano che è partito dall'aeroporto di Pratica di Mare nella notte di venerdì, è composto da 2 medici e 5 infermieri, tutti operativi nel sistema dell'emergenza-urgenza territoriale. Nello specifico, certificati appunto per le attività Usar e quindi specializzati nella ricerca e soccorso di persone sepolte da macerie in caso di crolli di edifici e strutture per esplosioni o eventi sismici.La missione romana è arrivata con quella civile coordinata dalla Protezione Civile. Sono stati inoltre imbarcati materiali, presidi medici e farmaci necessari per la prima fase dei soccorsi e per la gestione di codici di maggiore gravità. Tra i 97 soccorritori della missione italiana ci sono sanitari, vigili del fuoco e funzionari dell'Unità di crisi della Farnesina: «Proteggiamo pure i vigili del Fuoco- dice ancora la dottoressa Lupini- perché durante le operazioni di salvataggio si feriscono spesso. Siamo pronti a dare il nostro aiuto e il nostro supporto.La speranza è di poter soccorrere le persone ferite, rimaste sepolte sotto le macerie dei crolli. Il tempo - conclude la soccorritrice- è un elemento fondamentale nel nostro lavoro ecco perché, ogni minuto è prezioso».flaminia.savelli@ilmessaggero.it











