Roma, 28 giugno2026 – “Non abbiamo praticamente chiuso occhio, però non ci interessa, vogliamo soltanto aiutare. Aspettiamo con ansia che l’ambasciata ci dia il via libera per andare a operare subito, immediatamente. Siamo pronti”. Arrivata nelle prime ore di ieri mattina all’aeroporto militare di El Libertador, a Maracay, ovest di Caracas, con il Boeing 767 messo a disposizione della Difesa per la missione italiana in Venezuela, decollato venerdì da Pratica di Mare, Annalisa Montanari – referente sanitaria del Dipartimento della Protezione Civile – è impaziente di prendere parte all’immane sfida che attende gli operatori sanitari italiani.

Che impatto avete avuto all’arrivo?

“Non ci aspettavamo un’accoglienza così calorosa, c’erano le persone da una parte e dall’altra della strada che ci applaudivano. Ci hanno subito rifocillato con dei dolcetti, con qualcosa da bere, ci hanno offerto il caffè. Ci siamo veramente commossi. Dopo tutto quello che è successo erano le persone colpite da questa tragedia a farci forza, è bello vedere una cosa del genere”.

Da chi è composta la vostra squadra?

“Il team, coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile è composto da 97 persone tra soccorritori, sanitari, vigili del fuoco e funzionari dell’Unita di crisi della Farnesina. Per la parte di soccorso sanitario abbiamo al seguito 37 persone tra medici e infermieri inviati da Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Lombardia e Lazio. Ci sono medici dell’emergenza, anestesisti di rianimazione, medicina d’urgenza, ortopedici, chirurghi. Tre di loro si sono subito distaccati per supportare la squadra Usar (Urban search and rescue ndr) nella zona dell’epicentro del terremoto. Abbiamo portato con noi il materiale, i presidi – garze, tubi, endovenose, ma anche apparecchi elettromedicali, come defibrillatori e monitor – necessari per le prime cure”. Annalisa Montanari, referente sanitaria del Dipartimento della Protezione Civile