C’è uno scontro antico che passa attraverso due idee portanti che focalizzano il tempo moderno. Uno scontro giocato nella metafora del mare. Il Mediterraneo - Adriatico - e il Pacifico. Siamo invasi dalle metafore. Soprattutto in termini di consapevolezza letteraria. Ma siamo altresì occupati dalla cultura dei feticci, la quale ha saputo disegnare molto bene lo scontro - incontro tra Occidente ed Oriente. La modernità è sul sentiero di questi due temi. Il tempo è un presente, un futuro e un passato che è dentro il contemporaneo. Il moderno è anche un’epoca della coscienza e si acquista consapevolezza quando ci si rende conto che entrando nel presente si avverte quel senso di nostalgia che invade, involontariamente, il viaggio. Ci sono i confini che oltrepassano il contemporaneo e a volte si confondono con l’attuale.

I tre punti della discussione che si pongono all’attenzione sono il moderno, il contemporaneo e l’attuale in questo nostro Occidente che non dimentica l'incontro tra Adriatico e Mediterraneo. La civiltà degli sradicamenti che ci ha attraversato deve fare i conti con questi tre modelli che si agitano non solo nella società ma nella storia dei popoli. I popoli certamente occupano una loro fisionomia simbolica nella cultura della nostalgia perché la loro identità centralizza nell’uomo la chiave di lettura dell’essere di un’epoca. Scrive Octavio Paz: “L’uomo moderno si è definito come un essere storico. Altre società hanno preferito definirsi secondo valori e idee diversi da quelli del mutamento: i greci veneravano la Polis e il cerchio ma ignoravano il progresso; Seneca, come tutti gli stoici, fu tormentato dall’idea di eterno ritorno; Sant’Agostino credeva imminente la fine del mondo; San Tommaso costruì una scala (o gradi dell’essere) della creatura al Creatore…”.