Pubblicato il: 28/06/2026 – 7:00

di Marco Russo

CORTALE Due paesi non molto distanti tra loro, una storia criminale che si intreccia e condiziona tuttora gli equilibri di potere sul territorio. Sono pochi i chilometri che separano Cortale e Filadelfia, paesi di poche migliaia di abitanti situati al confine tra la provincia di Vibo Valentia e Catanzaro. A questi territori è legata la storia criminale del clan di ‘ndrangheta dei Cracolici, segnata da una forte ascesa a cavallo degli anni ’90 e 2000 e seguita da un rapido declino dopo il duplice omicidio dei due vertici della cosca: Alfredo e Raffaele Cracolici, morti sotto i colpi di lupara in due agguati, nel 2002 e nel 2004, nella sanguinosa faida contro i Bonavota. Una guerra che “spodestò” la ‘ndrina dei Cracolici dal Vibonese, costringendola a spostarsi verso il Lametino.

L’ascesa di “Mimmo” Cracolici

La ricostruzione emerge dall’inchiesta Artemis della Direzione distrettuale antimafia, scattata a novembre 2024, ma ulteriori dettagli vengono inseriti in Artemis 2, condotta dai Carabinieri lo scorso giovedì. I Cracolici avrebbero avuto inizialmente il controllo dei territori di Filogaso e Maierato, nel Vibonese, finiti sotto le «mire espansionistiche» dei Bonavota di Sant’Onofrio, interessati alle attività commerciali che si stavano sviluppando nell’area. Dopo la morte di Raffaele e Alfredo Cracolici, episodi che avrebbero reso definitivo – scrivono gli inquirenti in Artemis – «l’assoggettamento della ‘ndrina Cracolici a quella dei Bonavota di Sant’Onofrio», sarebbero subentrati Domenico Cracolici (cl.82) e Francesco Cracolici, entrambi coinvolti nella maxinchiesta Rinascita Scott. Il loro arresto avrebbe ulteriormente favorito l’ascesa del cugino Domenico Cracolici (cl.71), finito in carcere nell’operazione Artemis e con nuove accuse emerse nella seconda parte dell’inchiesta attorno un presunto sistema di infiltrazione negli appalti del Comune di Cortale, dai tagli boschivi alla mensa scolastica.