di
Chiara Daina
Sono gli atenei di Pavia, Bergamo e Milano: risposta sperimentale al doppio problema degli studenti senza alloggi e degli anziani che vivono da soli in case senza servizi su misura per loro. Nel 2050 saranno un terzo dei cittadini
C’è una doppia emergenza che diventa visibile soprattutto d’estate, quando imperversa la calura, le città si svuotano e i servizi di assistenza si riducono: quella dei 4,6 milioni di anziani che vivono soli, di cui 2,9 milioni con più di 75 anni, e di molti altri che, in coppia o in condizione di solitudine, abitano in case vecchie e inadeguate, con barriere architettoniche (un terzo di chi vive ai piani alti non ha l’ascensore) e senza impianti di refrigerazione, e non possono sobbarcarsi le spese di ristrutturazione. Secondo l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica nel 2024 (ultimo anno disponibile) erano 721 mila le famiglie di anziani (di cui 423 mila soli e 298 mila in coppia) in grave difficoltà a riscaldare, rinfrescare e illuminare la propria abitazione, ad avere accesso all’acqua calda e usare gli elettrodomestici.
A sollevare la crisi abitativa degli over 65, in particolare del quasi milione di pensionati in povertà assoluta e di quelli senza una rete familiare vicina, è l’Auser (associazione nazionale di riferimento per la promozione dell’invecchiamento attivo), nei giorni in cui il Piano casa del Governo (decreto 66/2026), approvato lo scorso 30 aprile, viene discusso in Parlamento per l’iter di approvazione in legge. «Il decreto trascura gli anziani, non contiene infatti interventi specifici per contrastare l’emergenza abitativa di questa fascia della popolazione, né vincola risorse per questo obiettivo» denuncia Fulvia Colombini, vicepresidente nazionale dell’Auser. Eppure i numeri sono in costante crescita.








