«Sono un medico a Gaza. Ogni giorno mi muovo tra le rovine, ricucendo ferite che il mondo non vedrà mai. E di notte scrivo, perché certe verità non possono rimanere sepolte. Se le mie parole vi hanno raggiunto, non è un caso. È perché la sofferenza esige di essere testimoniata». Inizia così il Diario di un giovane medico. Appunti dal genocidio a Gaza scritto da Ezzideen Shehab per i tipi di Mimesis con la prefazione di Paola Caridi (pp. 162, euro 16).
Shehab è un giovane medico cresciuto a Jabalia, nel nord della striscia di Gaza. Il suo diario inizia esattamente due anni fa, il 28 giugno 2024. Racconta di avere studiato nove anni all’estero e che il 2 ottobre 2023 era tornato a casa per festeggiare la laurea con la famiglia. Lo avevano accolto con una grande tavolata preparata dal padre, tra risate, abbracci e una grande voglia di ritrovarsi.
POI, IL 7 OTTOBRE, l’inizio della fine. Quattro giorni dopo più di quaranta suoi parenti muoiono sotto le bombe israeliane. Ezzideen Shehab racconta quei giorni con le parole di un medico che ha imparato a descrivere i fatti con precisione. Ma nelle sue parole resta il dolore di chi ha visto la sua vita andare a pezzi in poche ore. Vite, storie, sogni. Tutto in frantumi.






