Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:00
“Dicono di voler eliminare Hamas e poi li vedi bombardare ambulanze, tende, centri per gli sfollati, scuole e ospedali”. (Saja’ Yaser Saleh, 23 anni, sopravvissuta a un bombardamento israeliano a Deir al-Balah, Striscia di Gaza)
Mi rendo conto che non sia il consiglio più adatto per un convenzionale regalo di Natale. Ma leggere La vostra presenza è un pericolo per le vostre vite (Sellerio), le voci da Gaza raccolte in un centro di cura e riabilitazione in Qatar da Samar Yazbek, è necessario in un momento nel quale, dopo averlo negato per due anni, molti dicono che ora è inutile e superato parlare del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza, che è invece tuttora in corso.
Yazbek, già autrice di “Passaggi in Siria” e “Diciannove donne”, pubblicati dallo stesso editore, condivide con le persone di cui ha raccolto le voci la medesima sensazione: la sua, di un orrore che ha superato persino quello del conflitto siriano, nel quale era stata usata solo la crudeltà umana e non anche – come invece ha fatto l’esercito israeliano – la tecnologia dei droni quadricotteri e l’intelligenza artificiale; e quella delle 27 persone palestinesi delle quali ha trascritto le parole, senza fare alcuna modifica, persone nate e cresciute con la guerra “ma questa non è una guerra, è un’altra cosa”, dicono tutte: un genocidio, per l’appunto.







