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Ultimo aggiornamento: 7:42

Trascorso oltre un mese dall’annuncio del cessate il fuoco e rientrati in Israele tutti gli ostaggi ancora in vita, le autorità israeliane stanno ancora commettendo il crimine di genocidio nei confronti della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, continuando a sottoporla deliberatamente a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, senza alcun segnale di un cambiamento nelle loro intenzioni.

Lo ha dichiarato Amnesty International in un documento diffuso alla fine della settimana scorsa, che contiene un’analisi giuridica del genocidio in atto e testimonianze di abitanti della Striscia di Gaza e di personale medico e umanitario che evidenziano le drammatiche condizioni della popolazione palestinese.

Almeno 327 persone, tra le quali 136 minorenni, sono state uccise dagli attacchi israeliani a partire dal 9 ottobre, giorno in cui è stato annunciato il cessate il fuoco. Israele continua a limitare l’accesso ad aiuti fondamentali e a beni di soccorso, comprese le forniture mediche e i materiali necessari per riparare infrastrutture necessarie per la vita umana, violando una serie di ordini della Corte internazionale di giustizia volti ad assicurare che la popolazione palestinese avesse accesso agli aiuti umanitari, emessi nel caso presentato dal Sudafrica per prevenire il genocidio. La stessa Corte, nel gennaio 2024, aveva stabilito che i diritti della popolazione palestinese ai sensi della Convenzione sul genocidio – in altre parole, la sua sopravvivenza – fossero plausibilmente a rischio.