(Cultura) «Sono un medico a Gaza. Ogni giorno mi muovo tra le rovine, ricucendo ferite che il mondo non vedrà mai. E di notte scrivo, perché certe verità non possono rimanere sepolte. Se le mie parole vi hanno raggiunto, non è un caso. È perché la sofferenza esige di essere testimoniata». Inizia così il Diario di

(Cultura) «Sono un medico a Gaza. Ogni giorno mi muovo tra le rovine, ricucendo ferite che il mondo non vedrà mai. E di notte scrivo, perché certe verità non possono rimanere…

In guerra ci si sente disuniti. Come fa quel tizio in frac a essere tanto lindo, mentre cammina tra le macerie? Possono davvero esserci 881 morti durante una tregua?