Un’altra conseguenza del riscaldamento globale da aggiungere alla lista: non solo la quantità, ma anche la qualità del latte vaccino sta diminuendo. Stando ai dati raccolti da un team di ricercatori della Cornell University, gli animali non riescono ad adattarsi alle temperature sempre più alte e producono un latte “annacquato”, che con meno proteine e grassi vale meno sia dal punto di vista nutrizionale che economico. Lo studio è stato pubblicato su Environmental Research Letters.
Il caldo diluisce il latte
Che l’aumento delle temperature a livello globale stia colpendo l'industria lattiero-casearia è un fenomeno noto. La resa per singolo animale sta diminuendo, riducendo gli introiti degli allevatori. Ma secondo Jeisson Prieto e i suoi collaboratori c’è di più. A risentire del cambiamento climatico è anche la qualità del latte, cioè il suo contenuto in grassi e proteine, che sono componenti fondamentali dal punto di vista nutrizionale e per la produzione di derivati come formaggi e yogurt. Un doppio danno, dunque, specialmente negli Stati Uniti, dove i produttori sono pagati anche sulla base della concentrazione di nutrienti.
Perdite tutto l’anno
Per verificare la correlazione tra condizioni ambientali e qualità del latte, i ricercatori hanno utilizzato l’indice di temperatura e umidità (temperature-humidity index, Thi), un parametro che, a parità di umidità, cresce al crescere delle temperature. Dall’analisi, basata sui dati di 6,5 milioni di vacche tra il 2007 e il 2016, è emerso che mentre la quantità di latte diminuisce in modo significativo quando il Thi supera il valore di 70, la qualità nutrizionale inizia a degradarsi gradualmente già a valori di Thi molto più bassi, corrispondenti a temperature intorno ai 15-20°C a salire. Ciò significa che se il calo di quantità si verifica quasi sempre durante le ondate di calore estive, il peggioramento della qualità nutrizionale è un fenomeno che si può manifestare durante tutto l'anno, perché bastano giornate insolitamente calde per influenzare in negativo la composizione del latte. Le vacche, infatti, sono animali vulnerabili agli sbalzi termici, che faticano a dissipare il calore corporeo anche con temperature moderatamente elevate.











