Milano, 27 giugno 2026 – Ore sedici, una alla partenza del Pride, posticipato di due per un’emergenza termica più che evidente al popolo arcobaleno, che s’attarda all’ombra della Stazione Centrale per una foto o un reel prima che i brillantini diventino palta a metà della traversata rovente del piazzale. Uno slalom tra ambulanti che offrono ventagli arcobaleno, a bracciate: sono gli accessori più visti per distacco in questo Milano Pride, insieme ai miniventilatori e a ombrelli da pioggia riadattati a parasole, con scarsissimi risultati. “Quando c...o arriva ’sto verde?”, sbuffa, sotto il suo, un ragazzo in canotta a rete; e una mamma osserva che l’esposizione accidentale della prole alla parolaccia è il male minore rispetto alla tentazione di attraversare col rosso. Di bambini, comunque, se ne vedono pochissimi a questo Pride a 38 gradi, 42 percepiti. Il serpentone del Pride
I numeri
E anche di manifestanti se ne vedono molti meno degli anni scorsi, anche se gli organizzatori spareranno in corsa un “350 mila”, lo stesso numero del 2025. Probabilmente, un quinto di questa cifra è una stima più coerente con il colpo d’occhio già in via Vittor Pisani, dove la scelta provvidenziale di ritardare la partenza regala un lato in ombra pure ai pochi eroi che preparano i carri, una ventina con partiti, sindacati, associazioni e realtà di quartiere in minoranza rispetto a quelli sponsorizzati da locali, serate, brand e multinazionali. Il Pride di Milano










