La nuova scommessa di Donald Trump per uscire vittorioso dalla guerra sembra basata su sul suo approccio mercantilistico: se la Repubblica islamica dell’Iran non può essere rimossa con la forza, potrebbe però essere addomesticata, corrotta, per rinunciare alla sua identità in cambio di importanti vantaggi economici. Non è un caso se il memorandum offre una serie di incentivi americani talmente sbilanciati da sembrare redatto unilateralmente da Teheran.

L’obiettivo principale del presidente statunitense non è semplicemente realizzare un nuovo accordo sul nucleare, ma cercare soprattutto di orchestrare un grande compromesso che trasformi le relazioni tra Stati Uniti e Iran, ma non fa i conti con una caratteristica strutturale della Repubblica islamica: il regime iraniano prospera nell'isolamento e ha fatto della resistenza contro il Grande Satana, gli Stati Uniti, e la sua bestia addestrata, il regime sionista di Israele – come definiti recentemente dalla Guida suprema Mojtaba Khamenei - un elemento centrale dell'identità del regime, della sua legittimità interna e della coesione delle sue forze di sicurezza. La nuova leadership non sta moderando la condotta interna del regime, come propagandisticamente vuol far credere Trump presentandola come un successo della sua fallimentare campagna militare.