Ci sono passaggi che non raccontano soltanto il destino di un’azienda. Raccontano l’idea che un Paese ha di sé, del merito, dei territori, della classe dirigente che decide di mettere alla guida delle sue infrastrutture più importanti. Ferrovie dello Stato non è una società qualunque. È una delle architravi materiali della Repubblica. Ogni giorno tiene insieme lavoro, studio, turismo, imprese, territori, famiglie.
Il possibile passaggio da Stefano Antonio Donnarumma a Gianpiero Strisciuglio va letto con rispetto e misura. Donnarumma ha guidato il Gruppo in una fase difficile, segnata da cantieri diffusi, scadenze PNRR, investimenti imponenti e pressione crescente sui servizi. Sarebbe ingeneroso non riconoscere il peso di quella responsabilità. Guidare Ferrovie, mentre l’Italia prova a recuperare ritardi storici, significa attraversare ogni giorno la complessità, tenendo insieme sicurezza, passeggeri, territori e attese pubbliche.
Ora può aprirsi una stagione nuova. Non una rottura, non una resa dei conti, non la cancellazione del lavoro svolto. Una fase più operativa, più ferroviaria, più vicina alla vita concreta dei cittadini. I cantieri sono necessari, ma vanno governati. Gli investimenti sono indispensabili, ma devono diventare servizio. La modernizzazione deve farsi puntualità, informazione, assistenza, fiducia. Il cittadino può comprendere un disagio se ne vede il senso.













