La nomina di Gianpiero Strisciuglio alla guida del Gruppo Ferrovie dello Stato è molto più di un avvicendamento al vertice. È un riconoscimento al merito e il segnale di una precisa scelta industriale. Barese, ferroviere per competenza prima ancora che per curriculum, arriva al vertice dopo aver conosciuto il Gruppo da tutte le sue cabine di comando. Mercitalia, RFI, Trenitalia. Merci, rete, passeggeri. Non dovrà imparare la macchina mentre la guida. Sa già dove mettere le mani e dove portarla.

La scelta porta il segno politico di Matteo Salvini. E c’è un’ironia che vale più di cento convegni sul Mezzogiorno. Ci voleva un ministro milanese per ricordare al Paese che il Sud non ha bisogno di una quota, di una carezza o di una poltrona di consolazione. Ha bisogno che i suoi migliori vengano scelti perché sono i migliori. Salvini lo ha fatto senza complessi, puntando su competenza, continuità e risultati.

Strisciuglio assume la guida di un gruppo che nel 2025 ha trasportato 577 milioni di passeggeri in Italia, quasi 1,6 milioni al giorno. Numeri che raccontano il peso industriale di Ferrovie dello Stato. Qui un minuto non è soltanto tempo. È una coincidenza persa, un turno da riscrivere, un costo per imprese e famiglie. Governare FS significa governare una parte della vita nazionale. Per l’opposizione il copione è già pronto. Se si apre un cantiere, è caos. Se non si apre, è immobilismo. Se si investe, è spreco. Se si rinvia, è abbandono. Una posizione comodissima. Permette di contestare ogni scelta senza correre mai il rischio di prenderne una.