Il Sud non è vittima dei cantieri. È vittima di chi li ha bloccati per trent'anni. Basta con la favola dei coni arancioni cattivi. Spunta un cantiere e parte il processo. Tutti ingegneri sui social, zero responsabili nella realtà. Senza cantieri non si viaggia meglio. Si resta fermi. Con eleganza.

Il Sud questa liturgia la conosce a memoria. Decenni di convegni sul riscatto, passerelle, pacche sulle spalle. Poi i binari restavano quelli, le strade pure, i nodi anche. Tanta poesia. Zero officina.

In questa legislatura è cambiata una cosa. Il Mezzogiorno non è una ferita da consolare, è una priorità da collegare. Matteo Salvini al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha scelto la parte scomoda. Trasformare le parole in cantieri. Il Gruppo FS fa il resto. Non racconta le opere. Le realizza.

Dà fastidio? Certo. Ma c'è di peggio del fastidio. L'arretratezza. Non mette transenne, non fa titoli. Lavora in silenzio. Ti toglie imprese, studenti, lavoro. Un cantiere irrita una mattina. Una rete vecchia condanna una generazione.

I numeri non fanno comizi. Sulla rete RFI oggi ci sono 1.300 cantieri attivi ogni giorno tra manutenzione e investimenti, con circa 272mila interruzioni programmate all'anno. Gli investimenti sono cresciuti del 49% rispetto al 2023. Questa non è propaganda. È trasformazione.