Le dimissioni-licenziamento dell’ingegner Stefano Donnarumma, amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato, dopo una lunga storia di contrasti con il Ministro dei Trasporti, sono un esempio significativo delle profonde differenze nel modo in cui tecnici e politici affrontano i grandi problemi strutturali dell’economia. L’ingegner Stefano Donnarumma si è laureato con 110 lode in ingegneria dei trasporti al Politecnico di Milano nel 1993 ed è ora sulla soglia dei sessant’anni con alle spalle una prestigiosa carriera nel settore dei trasporti; dagli Aeroporti di Roma, all’Acea, azienda comunale romana che si occupa di energia e ambiente, alle acciaierie di Terni. Un tecnico di alto livello, quindi, negli ultimi due anni e fino a ieri al timone della rete ferroviaria italiana. Tale rete sta ricevendo dal Pnrr (finanziato, com’è noto, con fondi europei) all’incirca 15 miliardi di euro, in fase di impiego in programmi di ammodernamento e miglioramento della manutenzione e dell’efficienza della rete stessa e della riduzione del suo sovraffollamento. Se gli indicatori di efficienza sono alla base degli orientamenti dei tecnici, gli indicatori di consenso, specie in prossimità di elezioni, sono invece parametri su cui si basano le scelte dei politici. Il fatto che sulla rete ferroviaria italiana risultino oggi aperti all’incirca 1300 cantieri è in genere – a parità di altre condizioni – motivo di soddisfazione per i tecnici. È invece motivo di apprensione per i politici, in quanto tali lavori si svolgeranno nel periodo di maggior richiesta di trasporto ferroviario da parte dei cittadini (tra non troppo tempo elettori) che vogliono andare in vacanza. In particolare, è previsto, dal 20 luglio al 28 agosto, il blocco dell’importantissima tratta Milano-Genova: il collegamento ferroviario tra le due città potrebbe essere assicurato soltanto mediante lunghi percorsi alternativi. Il caldo di questi settimane non alleggerisce di certo il problema, anche perché quando fa molto caldo le rotaie possono deformarsi e i viaggiatori irritarsi. Il problema ferroviario - e più in generale quello dei trasporti, autostrade e aerei compresi - non è, del resto, soltanto italiano. In Germania, due notti fa, c’è stato, per alcune ore, il blocco totale della circolazione ferroviaria per un guasto alla rete radio che segue tutti i treni in movimento. L’Ue ha investito, dal 2000, 23,7 miliardi di euro in infrastrutture ferroviarie ma non esiste un piano a lungo termine e i collegamenti tra le reti dei vari paesi sono spesso del tutto insufficienti. Lo affermava qualche anno fa – e le cose non sono affatto cambiate migliorate, anzi - la Corte dei Conti Europea sostenendo che, invece non esiste un piano realistico a lungo termine «bensì un sistema disomogeneo e inefficace di linee nazionali mal collegate fra loro, in quanto la Commissione europea non dispone di strumenti giuridici per obbligare gli Stati membri a costruire le linee convenute».
Le divergenze sui trasporti che dividono tecnici e politici
Dietro l’addio del manager di Fs differenti visioni sui problemi economici










