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Salvatore Riggio

La squadra iraniana teme intese tra le squadre che le tolgano un posto nei sedicesimi e lancia un messaggio un messaggio sulla lavagna negli spogliatoi indirizzato a Austria, Algeria, Ghana, Congo, Uzbekistan e Croazia

Un’avventura mondiale che definire in salita sarebbe un eufemismo, eppure l’Iran lascia il segno sul suolo statunitense. Quello degli asiatici è stato un percorso a ostacoli iniziato ben prima del fischio d’inizio, travolto da fortissime tensioni extra-campo. Tra visti d’ingresso clamorosamente rifiutati e l’assurdo obbligo per la squadra di mettere piede negli Stati Uniti esclusivamente per il tempo strettissimo delle partite, il clima era tutt’altro che sereno. Ma Taremi e compagni non si sono pianti addosso. La risposta? È arrivata sul campo, dove la squadra ha dimostrato una solidità straordinaria rimanendo imbattuta.

Dopo aver strappato due pareggi contro Nuova Zelanda e Belgio, il destino dell’Iran si è deciso nella tesissima sfida contro l’Egitto. Una partita che si è trasformata in una vera e propria beffa d’altri tempi: in pieno recupero, l’Iran aveva trovato una rete storica che avrebbe cambiato tutto, cancellata però dall’intervento della Var per un fuorigioco millimetrico. Al fischio finale la delusione è stata straziante, con i giocatori iraniani che hanno abbandonato il prato del Lumen Field di Seattle in lacrime.