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Affermare che fra il governo di Giorgia Meloni e la Corte dei Conti non corra buon sangue è perfino riduttivo. La questione va avanti da quando il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, magistrato, ha deciso di bloccare dieci nomine a presidente di sezione della Corte.
Motivazione? La riforma voluta dal governo Meloni con l'esplicito obiettivo di spuntare le unghie a quei ficcanaso dei giudici contabili dovrebbe in futuro stabilire per via governativa una compressione delle loro figure apicali: di conseguenza, per quanto legittime, quelle dieci nomine risulterebbero inopportune.
Il rapporto fra governo e Corte dei Conti deve comunque andare avanti. Così mentre arrivava un siluro a mezzo stampa, il presidente dei magistrati contabili Guido Carlino assolveva l'incombenza di presentare il rendiconto generale sul bilancio dello Stato per il 2025. Dove le spine per il governo sono piuttosto numerose.
Vero, sostiene la Corte dei Conti: se l'anno scorso l'Italia non è uscita dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo, fermandosi al 3,1% del prodotto interno lordo anziché al 3% come stabilito dalle regole europee, la colpa è anche del Superbonus.







