Non c’è che dire, quanto alla giustizia il Governo Meloni una ne pensa e cento ne sbaglia. Sarà un caso? Dopo aver sterilizzato la colpa grave e aver messo un comodo tetto ai risarcimenti con la Legge 1/2026, il governo ha capito che mancava l’ultimo tocco di classe per pacificare definitivamente i rapporti tra controllori e controllati. La genialata è servita: l’introduzione del Super-Procuratore Nazionale (tecnicamente il Procuratore Generale munito di superpoteri gerarchici). Si è andati ben oltre il mito, si è inventata – probabilmente mediante l’uso dell’IA, preceduta da una conclamata deficienza naturale – una figura capace di accentrare le inchieste e riportare l’ordine tra i magistrati contabili periferici. L’obiettivo è nobilissimo: evitare che qualche zelante procuratore regionale continui a indagare sull’utilizzo dei fondi pubblici senza aver prima chiesto il permesso a Roma. Siamo alle solite!
Ecco come funzionerà la nuova giustizia contabile formato “caserma”.
Fino a ieri, i procuratori regionali della Corte dei conti si ostinavano a godere di una “fastidiosissima indipendenza”. Con la nuova riforma, il Super-Procuratore acquisisce il potere di avocazione delle istruttorie. In parole povere: se un magistrato locale si mette a spulciare con troppa insistenza i bilanci di un grande appalto, il Super-Procuratore può bussare alla sua porta, sfilargli il fascicolo dalle mani e dire: “Grazie, da qui in poi ci penso io”. Il dossier verrà poi archiviato in un faldone speciale, solitamente posizionato nello scantinato a fianco dei piani di attuazione del ponte sullo Stretto.







