<p>L'industria giapponese dei videogame può essere descritta con la dinamica del gioco arcade Puzzle Bobble: il protagonista spara alcune bolle da un cannone e quando si forma un tris dello stesso colore, esplodono.

Ecco, per le industrie nipponiche il trio è formato dall'arrivo prepotente dell'intelligenza artificiale che ha fatto schizzare alle stelle i costi dei chip, dalla domanda crescente di data center e dai dazi del presidente Usa Donald Trump. </p><p>«Per molte aziende del settore videoludico quest'anno è stato un vero e proprio bagno di sangue», commenta con Milano Finanza Serkan Toto, ceo di Kantan Games, un'azienda specializzata nell'analisi dell'industria giapponese dei giochi.

Negli ultimi sei mesi, tutte le principali industrie giapponesi registrano cali a doppia cifra sulla borsa di Tokyo (vedere tabella).

Si tratta delle cosiddette «Big 8»: Nintendo, Sony, Square Enix, Konami, Bandai Namco, Capcom, Koei Tecmo e Sega Sammy. «Il settore dei videogiochi ha inizialmente beneficiato del fatto che l'indice Nikkei aveva raggiunto nuovi massimi, una tendenza in atto ormai da tempo», ha detto Toto.

Ma poi i titoli hanno iniziato a scendere e, nell'ultimo semestre, il calo medio è stato del 20,5%.</p><p>Le ripercussioni peggiori le hanno avute, per adesso, le due aziende simbolo del settore: Nintendo e Sony.