Non sono stati anni facili, quelli vissuti dall’industria dei videogiochi dopo il boom di popolarità riscosso durante la pandemia del 2020, quando perfino l’OMS li raccomandò come ottimi compagni di quarantena. Di lì in poi, ci sono stati capovolgimenti, acquisizioni e ondate di licenziamenti, che si sono estesi in modo significativo fino al 2025.
A rendere la situazione instabile è anche la più difficile sostenibilità dei cosiddetti progetti “AAA”, videogiochi ad altissimo budget che hanno bisogno di incassi importanti, o di strategie di monetizzazione aggressive o persistenti (o entrambe) per rientrare dei costi e andare in profitto. Proprio a tal proposito, il 2025 appena trascorso ha mandato dei segnali interessanti, mettendo sotto i riflettori una soluzione che in realtà l’industria aveva già in casa: l’apprezzamento riscosso dai progetti più piccoli.
I videogiochi nel 2025: numeri, console e PC
Secondo la testata specializzata GamesIndustry.biz, il 2025 ha visto per i videogiochi un giro d’affari da $197 miliardi, in crescita del +7,5% anno su anno. Di questi numeri, si badi bene, ben il 50% è però rappresentato dal business dei giochi mobile – ossia quei giochi su smartphone e tablet che spesso permettono l’accesso gratuito e che monetizzano durante il gameplay. Il 27% delle entrate riguarda invece i giochi per console (come PlayStation 5, Xbox Series X e Nintendo Switch 2), mentre il 23% riguarda i giochi PC.







