Tra la laguna e il mare, lungo un terreno punteggiato di tamerici, una tartaruga porta a spasso il suo carapace tra cespugli di mirto e ginepro. La si nota appena, mimetizzata tra la sabbia e i ciuffi d’erba, finché non posa le zampe sulla ghiaia bianca della strada, un fiume di ciottoli che si dipana tra la costa e la rete di acque interne su cui volteggiano, irrequieti, nugoli di uccelli. «Quella strada fino a poche settimane fa non c’era», mi spiega una ragazza italiana che vive a Valona, poco distante dall’area protetta di Vjosa-Narta e Zvërnec. Si chiama Valeria, ed è venuta anche oggi al presidio contro l’apertura dei cantieri in uno dei più incontaminati e fragili ecosistemi dell’intera area mediterranea. «Quando le proteste sono finite sui giornali di tutta Europa, i mezzi pesanti e le recinzioni sono spariti. Ma la ghiaia è rimasta, e aspettano solo che ci stanchiamo per riprendere i lavori». Tra gonfiabili per bambini a forma di fenicottero e bandiere albanesi, una ragazza sventola un cartello che, riferendosi all’intervista in cui Ivanka Trump racconta di come abbia «scoperto» l’antistante isola di Sazan durante una gita in yacht, vorrebbe far notare educatamente alla figlia del presidente statunitense la differenza che passa tra lei e Cristoforo Colombo.
Albania, proteste di stile | il manifesto
Balcani (Alias) Tra la laguna e il mare, lungo un terreno punteggiato di tamerici, una tartaruga porta a spasso il suo carapace tra cespugli di mirto e ginepro. La si nota appena, mimetizzata tra la sabbia e i ciuffi d’erba, finché non posa le zampe sulla ghiaia bianca della strada, un fiume di ciottoli che si dipana










