Per quattro giorni consecutivi, migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana e in altre località dell’Albania per protestare contro la distruzione dell'area protetta di Vjosa Narta, vicino a Valona, nel sud del Paese balcanico, uno degli ultimi ecosistemi costieri intatti del Mediterraneo, minacciato da un vasto progetto di per la costruzione di un resort di lusso che dovrebbe essere realizzato da Affinity Partners, una società appartenente a Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, a sua moglie Ivanka, ad ambienti israeliani e a capitali del Golfo. Le tensioni sono aumentate alla fine di maggio, quando i promotori del progetto hanno installato alte recinzioni con filo spinato nel villaggio di Zvërnec, bloccando completamente l'accesso alle spiagge per residenti e turisti.Nella capitale, Tirana, si sono svolte manifestazioni di massa. I manifestanti hanno chiesto l'immediata cancellazione del progetto, la tutela delle aree protette e le dimissioni del primo ministro socialista Edi Rama, grande amico di Giorgia Meloni e della destra italiana. A Vjosa Narta, ambientalisti e manifestanti locali sono stati attaccati e picchiati da una polizia privata di Affinity Partners, mentre la polizia albanese stava a guardare senza muovere un dito.Gli organizzatori della protesta hanno commentato: «La gioventù ha parlato, l'Albania ha ascoltato! Oggi abbiamo dimostrato che quando ci uniamo, niente può fermarci. Una protesta pacifica, civile e a una voce sola: Proteggi Vjosa-Narta! Non possiamo permettere che gli oligarchi del cemento e le decisioni irresponsabili del governo distruggano uno degli ecosistemi più unici d'Europa. Vjosa-Narta non è un cantiere, ospita oltre 240 specie di uccelli (tra cui fenicotteri e pellicani ricci) e più di 2000 specie di piante viventi che stanno scomparendo sotto le ruote degli escavatori. Oggi come ieri, non c'è stata divisione, solo amore per la natura e determinazione a proteggere il nostro futuro. La carneficina ecologica deve finire ora!». Ma gli albanesi sono scesi in piazza non solo per difendere la natura: «In gioco c'è qualcosa di più immediato: il diritto di partecipare alle decisioni sui luoghi in cui viviamo, sui paesaggi che apprezziamo e sul futuro che lasceremo ai nostri figli – scrive BirdLife Europe & Central Asia - I conflitti ambientali vengono spesso inquadrati come dispute tra conservazione e sviluppo. Questa impostazione ha una forte valenza politica, ma quasi mai onesta. Questa narrazione falsa e sempre più diffusa dipinge la natura come un ostacolo alla prosperità anziché come un suo fondamento. In realtà, questi conflitti riguardano questioni fondamentali di governo democratico. Chi decide come vengono utilizzate le risorse condivise? Quali interessi hanno la priorità? la voce Di chi conta? Quando, in pratica, la risposta è "non la tua", le persone si organizzano. La democrazia si fonda su un patto relativamente semplice. I cittadini conferiscono ai governi l'autorità in cambio di una gestione responsabile di ciò che è di proprietà comune. La natura fa parte di questo patrimonio comune. Quando i beni pubblici vengono gestiti senza trasparenza, quando le leggi ambientali vengono ripetutamente violate, quando i tribunali non riescono a esercitare un controllo efficace, il patto si spezza. La protesta è la conseguenza naturale». In un'intervista a Politico, il premier albanese Rama ha confermato che i negoziati con Affinity Partners sono ancora in corso e che non esiste ancora una proposta definitiva. Ma, negando l’evidenza, ha respinto detto che non è vero che progetto distruggerebbe l'ecosistema locale, anche se ha ammesso che gli studi dettagliati sull'impatto ambientale non sono ancora stati completati.Ma, come scrive l'attivista e storyteller italo-albanese Arbër Agalliu sulla sua pagine Facebook, sembra essersi smosso qualcosa di più profondo, che mette in dubbio la stessa idea di sviluppo neoliberista ed estrattivista del governo Rama (e anche dell’opposizioni di destra): «Il caso Sazan–Zvërnec non parla soltanto di Ivanka Trump, Jared Kushner, Edi Rama o di un investimento miliardario sulla costa albanese. Parla di qualcosa di molto più profondo, parla di chi decide il destino del territorio, di quanto valgono le aree protette, di cosa significa davvero “sviluppo”, di quanto potere abbiano gli investitori stranieri e di quanto vengano ascoltati i cittadini albanesi. Da una parte c’è la promessa del turismo di lusso, di lavoro, capitali, visibilità internazionale. Dall’altra parte c’è la paura, il cemento, l’opacità, le spiagge recintate, le comunità locali escluse, le proprietà contestate, le aree naturali indebolite e un Paese che rischia di diventare accessibile a tutti tranne che agli albanesi stessi. Il punto non è essere contro gli investimenti, il punto è chiedersi che tipo di investimenti vogliamo per lo sviluppo dell’Albania. Perché il progresso vero non ha bisogno del filo spinato, non ha bisogno di società opache, non ha bisogno di cambiare le regole sulle aree protette, non ha bisogno di far sentire i cittadini stranieri nella propria terra. L’Albania deve crescere con i ritmi e i metodi più giusti per il piccolo paese che è, ma soprattutto l’Albania non deve perdere se stessa, la sua identità e l’amore della propria gente». Le proteste hanno convinto la Struktura e Posaçme Kundër Korrupsionit dhe Krimit të Organizuar (SPAK - Procura Speciale anticorruzione e antimafia della Repubblica d'Albania) ad aprire un'indagine per verificare la legittimità della modifica nel 2024 dello status di alcuni terreni, con un declassamento della protezione ambientale, modifiche alla legge sulle aree protette per permettere di costruire resort di lusso in aree finora intoccabili e anche ai diritti di proprietà – una matassa ingarbugliata da decenni di regime comunista ed abolizione della proprietà privata - che avrebbero aperto la strada a un investimento di oltre 1 miliardo di euro per costruire un complesso turistico di lusso con ville e hotel per circa 10.000 camere sia sull'isola disabitata di Sazan che su centinaia di ettari all'interno della zona naturale protetta di Vjosa-Narta.Non è la prima volta che Jared Kushner tenta di avviare un grande progetto imprenditoriale nei Balcani: nel 2025 la sua società ha dovuto rinunciare alla costruzione di un hotel di lusso a Belgrado, nell'area dell'ex Stato Maggiore e del Ministero della Difesa serbo. Anche in quel caso il progetto è stato bloccato da proteste di massa guidate dai giovani che denunciavano irregolarità per arrivare a modifiche delle previsioni urbanistiche dell'area interessata.Tra le associazioni ambientaliste che partecipano alla mobilitazione in Albania c’è anche il Wwf Adria che condanna fermamente la continua distruzione del territorio protetto di Vjosa-Narta: «Non si tratta solo di un problema locale, ma del degrado sistematico di uno dei più importanti hotspot di biodiversità in Albania e nell'intera regione adriatica. L'ecosistema Vjosa-Narta è insostituibile, parte dell'ultimo sistema deltizio fluviale mediterraneo intatto e habitat vitale per uccelli migratori e specie minacciate come la foca monaca del Mediterraneo, i fenicotteri e la tartaruga marina. Eppure, foreste, dune e habitat costieri vengono disboscati con macchinari pesanti, senza trasparenza, consultazioni adeguate o permessi ambientali accessibili. La questione va oltre il danno ambientale. Solleva serie preoccupazioni in merito al rispetto del diritto ambientale dell'Ue, dei principi dello stato di diritto e degli impegni assunti dall'Albania in fase di adesione all'Ue».Shoqata për Ruajtjen dhe Mbrojtjen e Mjedisit Natyror në Shqipëri – BirdLife Albania (PPNEA - Protection and Preservation of Natural Environment in Albania) sottolinea che «Le implicazioni vanno ben oltre l'Albania. In tutta Europa, la tutela ambientale è stata sempre più spesso considerata un ostacolo alla crescita, e le organizzazioni della società civile che la difendono sono state liquidate come oppositrici del progresso. Le proteste a Tirana, soprannominate da alcuni media "Rivoluzione dei fenicotteri", si oppongono a questa narrazione e all'assunto che i cittadini l'accetteranno passivamente. Ci sono anche questioni più specifiche da porsi. L'Albania è candidata all'adesione all'Ue. I criteri fondamentali per l'adesione – Stato di diritto, responsabilità democratica, istituzioni efficaci – non sono semplici formalità amministrative. Descrivono il tipo di Stato su cui si fonda l'Ue. Gli eventi di Tirana sollevano legittimi dubbi sulla serietà con cui questi impegni vengono presi. Niente di tutto ciò è astratto. I fenicotteri sguazzano nelle acque basse di Vjosa Narta. Una foca monaca si riposa sulla spiaggia. Una tartaruga Caretta caretta ritrova il suo sito di nidificazione intatto. Queste cose sono ancora possibili perché un tratto di costa è stato protetto e perché, proprio ora, la gente di Tirana è scesa in piazza per chiedere che rimanga tale». E PPNEA rivela che ieri i manifestanti in piazza Skanderbeg hanno festeggiato il primo nido di tartarughe marine dell'anno a Narta, trivato a pochi metri dal cantiere recintato della Affinity Partners: «Oggi chiediamo che la costa selvaggia di Vjosa-Narta resti una manifestazione vivente della natura».Per questo, il Wwf e altre associazioni ambientaliste e della società civile albanese sostengono BirdLife Europe & Central Asia che ha scritto una lettera alla Commissione europea, evidenziando i rischi di: «Danni ecologici irreversibili; Compromissione della futura rete Natura 2000 in Albania; Impatti transfrontalieri sulla biodiversità condivisa; Erosione della fiducia nella governance ambientale».Il Wwf Adria conclude: «In gioco non c'è solo questo territorio unico, ma anche la credibilità della tutela della natura in Europa. Il Wwf chiede al governo albanese di fermare tutte le attività distruttive, garantire il pieno rispetto della legge e proteggere questo patrimonio naturale insostituibile. Proteggere Vjosa-Narta non è un'opzione , ma una responsabilità nei confronti della natura, delle persone e delle generazioni future».
Albania: la rivoluzione dei fenicotteri contro il mega-resort di lusso del genero di Trump
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