Tre grandi sculture di blocchi di basalto grigio scuro, con quella sua connotazione di materia primordiale che sintetizza perfettamente il concetto di trasformazione dal magma alla solidità, sono l’incipit del percorso espositivo What Holds Us (Ciò che ci trattiene) dello scultore Antony Gormley (Londra 1950) che si dipana nell’intero spazio della galleria Continua (fino al 13 settembre), secondo appuntamento a San Gimignano dopo la sua personale del 2012. Un rapporto professionale che si è consolidato nel tempo, a partire dal progetto urbano a Poggibonsi per Arte all’Arte del 2004, seguito da numerosi altri progetti nazionali e internazionali.
Diversamente, però, dalla funzionalità di elemento portante architettonico, le cariatidi a cui alludono le tre sculture monumentali Big Side, Big Counter e Big Back esprimono tutta la vulnerabilità e il senso di incertezza che avvolge l’essere umano, non tanto con un approccio narrativo ma come «evocazioni di momenti vivi che si materializzano».
«Come scultore, parlo il linguaggio della materia, nella convinzione che ogni cosa abbia un significato. La possibilità di un mondo inizia con la possibilità di un corpo: voglio re-immaginare entrambi.», afferma Gormley.












