«El futuro lo construye el trabajo colectivo» («Il futuro lo costruisce il lavoro collettivo») è lo striscione posto davanti all’ingresso della mostra: un sipario accoglie il visitatore e lo introduce in una sala popolata di opere in bianco e nero dove l’unico elemento cromatico è rappresentato dalle fiamme che animano le sculture presenti nello spazio.
La galleria Cantadora, fondata a Roma nel 2025 da Flavia Prestininzi e Enrico Palmieri, per la sua quarta mostra propone Unos pocos buenos amigos (Pochi buoni amici, aperta al pubblico fino al 24 luglio), un viaggio nell’immaginario urbano colombiano intrapreso dal curatore Vasco Forconi, che, grazie all’unica strada percorribile dell’amicizia — strumento privilegiato per facilitare il dialogo e la condivisione —, offre accesso ai racconti personali e politici degli artisti Gerson Vargas (1990) e María Leguízamo (1988) provenienti rispettivamente dalle città di Cali e di Bogotà, intrecciando esperienze individuali e riflessioni collettive sul presente.
Leguízamo lavora con opere realizzate in vetro soffiato che riproducono diversi suoni di voci umane, dando loro una dimensione scultorea temporanea attraverso il fuoco. Sono tre stravaganti esseri parlanti che ci restituiscono le voci di Bogotà: amici e familiari dell’artista che tentano di riprodurre il suono delle esplosioni di una bomba, “Colección de amigos explotando con la voz”, le strade dense di minacce registrate dalla finestra del suo studio o durante il suo girovagare per la città, “Inundación de madrugada”, e l’ultimo che riceve telefonate da luoghi lontani, “Llama a la llama”. Per la maggior parte si tratta di voci che parlano di violenza, una violenza che arriva tramite l’udito nelle lampade che simboleggiano la casa sicura. Le fiamme appaiono come una danza di voci che vanno e vengono e restano come fantasmi dentro di noi.






