«È una mostra – ci spiega Cristiana Collu, direttrice della Fondazione Querini Stampalia, con lo slancio di chi ha in testa mille progetti – nel segno della continuità dopo quella dedicata a John Baldessari. Il fine è di mettere in dialogo un’arte con un’altra. Una proposta inedita, che si sposa perfettamente con una città musicale come Venezia, meticolosamente preparata in collaborazione con la Fondazione Hartung-Bergman di Antibes, dal suo direttore e curatore della rassegna, Thomas Schlesser».

L’accordo invisibile. Hans Hartung e la musica, aperta fino al 13 settembre: ottanta opere, documenti di archivio, due tavoloni zeppi di attrezzi di lavoro, documenti video, un interessante documentario con le impressioni di musicisti o musicologi conoscitori della pittura di Hartung. Una retrospettiva con il suo consueto filo cronologico, ma con un taglio inedito; un lavoro di scavo nella personalità di uno tra i più innovativi, originali pittori astratti del Novecento. Il percorso è accompagnato nelle sale, per ogni serie, da un brano musicale, partendo dai prediletti compositori barocchi (Hartung nasce nella Lipsia di Bach) fino a quelli contemporanei, Varese, Boulez, Schönberg, Stockhausen, persino Philipp Glass.