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“Lo spazio immobile del divenire“ nei locali. del MuSa fino al 4 ottobre

SALÒ (Brescia)Agostino Bonalumi lo definì "uno dei più bravi di noi", visse e operò in quella Milano degli anni Sessanta e Settanta dove il confronto intellettuale tra artisti, gallerie, critici, collezionisti, determinò le sorti dell’arte contemporanea come la conosciamo noi oggi, finché, sul finire degli anni Settanta, distrusse gran parte della propria produzione in un notturno e silenzioso falò. È Ben Ormenese (1930-2013), tra i maggiori esponenti del versante oggettuale dell’arte contemporanea, il protagonista della mostra “Lo spazio immobile del divenire“ promossa dalla Civica raccolta del disegno di Salò negli spazi del MuSa fino al 4 ottobre. Con Anna Lisa Ghirardi, curatrice della raccolta salodiana, e Leonardi Conti, curatore dell’Archivio Ormenese, l’esposizione antologica raduna una trentina di rarissime opere su carta e cartone, realizzate dall’artista friulano a partire dalla metà degli anni Sessanta sino a poco prima della sua scomparsa. Il percorso, cronologico e tematico, si apre con alcune delle prime esperienze su carta dedicate ai fiori. Durante gli anni Settanta la ricerca si concentra attorno alle Strutture, di cui la mostra propone diversi esemplari. Poi, alla fine degli anni Settanta, la crisi personale e professionale, l’abbandono improvviso di Milano e la distruzione della maggior parte delle opere che aveva nello studio. Come spiega Ghirardi, citando Norberto Bobbio, "non un atto di negazione nichilista, ma di onestà intellettuale. È il dubbio di chi non si accontenta di ciò che ha fatto e cerca una verità più profonda". Il gesto non passa inosservato. Racconta Conti: "Anni più tardi, Bonalumi, in una delle nostre ricorrenti conversazioni, mi disse: Ormenese? Era uno dei più bravi di noi, ma poi, all’improvviso sparì". Un allontanamento non dal fare arte, bensì dalle faticose e spesso fuorvianti dinamiche del sistema. Col suo ritorno dopo il Duemila, il cartone di cotone divenne il supporto della quasi totalità delle opere. L’ultima fase della sua ricerca, fino all’improvvisa scomparsa nel 2013, è segnata dal ciclo Periodo bianco: opere integralmente di cartone di cotone.