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Alle Gallerie d’Italia fino al 18 ottobre la mostra di 45 capolavori per 60 anni di lavoro ad un anno dalla scomparsa
Fare del rompere le Sfere un’arte, nel nostro globo corroso da incongruenze e formule vuote, è la lezione di civiltà trasmessa da Arnaldo Pomodoro. Di solidissimi materiali scultore. E decostruttore di luoghi comuni come le piazze, persino in Vaticano, dove la sua bronzea celeberrima ‘Sfera con Sfera’ è un’icona nel cortile dei Musei del Papa. Da Milano se ne è andato, forse in cielo ("spazio ideale per le sue opere", diceva il grande critico Argan), giusto un anno fa, a poche ore dal 99° compleanno. Oggi, dunque, andiamo a incontrare, come a una festa, il maestro centenario alle Gallerie d’Italia, in piazza Scala, dove è in corso fino al 18 ottobre la mostra di 45 capolavori per 60 anni di lavoro: "Arnaldo pomodoro. una vita". Avventura iniziata, per lui, a Marciano di Romagna nel 1926. Circoscritta nel sontuoso Museo di Banca Intesa, dove l’esposizione si prospetta "creativa e poetica". Obiettivamente bravi, i curatori Luca Massimo Barbero e Federico Giani smentiscono il pregiudizio che le creazioni di Arnaldo siano riconoscibili ‘creature viventi’ solo en plein air. Certo, la simpatia di noi milanesi per questo geometra approdato sui Navigli nel 1954 - prima a fare l’orafo e poi anche scenografie per gli spettacoli della Vanoni - si è sviluppata passando tutti, almeno una volta, in piazza Meda, abbagliati dal suo ‘Grande Disco’. Ma non è inutile anche mettere il naso nelle quattro cassettiere, da aprire a un certo punto del nostro percorso, concesse dall’Archivio Pomodoro. Per scoprire le piccole cose - articoli di giornale, opuscoli, fotografie, disegni e reperti naturali come le Rose del Deserto - da cui l’artista traeva ispirazione. Realizzando appunto il ‘Disco in forma di rosa del deserto n. 1’ (1993-1994), collocato permanentemente all’aperto nel Chiostro del Museo. Questa scultura monumentale appartiene infatti a Intesa Sanpaolo. Come la ‘Sfera grande’ (1966-1967) - da ammirare pure a conclusione del viaggio, nel Giardino di Alessandro, contiguo alla Casa del Manzoni - in fiberglas (vetroresina). Materiale leggero eppur resistente, utilizzato nelle navi da crociera, e da Pomodoro per rompere gli schemi della scultura tradizionale in gesso. Viaggiatore insaziabile, lui stesso, dall’Egitto ha riportato il papiro: vedere lo Studio in scala 1:10 per il monumentale ‘Papyrus’ che si trova nella piazza dell’Ufficio Tecnico centrale delle Poste di Darmstadt, Germania. Insomma, le opere "grandi", che trovano spazio nella mostra, lo sono perché snodi significativi nel suo creativo percorso. Lungo cui è bene farsi orientare dalle bellissime ‘Colonne del Viaggiatore’. Versioni postmoderne di monumenti romani, o "antenne futuribili" tra le Colonne d’Ercole e l’esplorazione spaziale. Grande, assicuriamo, anche per il visitatore è la libertà di muoversi tra sale e saloni, memoria e visione del futuro. Con l’ulteriore curiosità, uscendo dalle Gallerie, di proseguire l’excursus nella Milano mappata dalla Fondazione Pomodoro con tutte le opere accessibili al pubblico. Fino a scovare in un giardino segreto di via sant’Agnese una colonna senza fine: ‘Asta cielare XXV’, in ricordo di un diciassettenne morto in un incidente, Francesco Castellini, e di tutte le vittime della strada.








