L’illusione di una navigazione sicura nel tratto di mare più conteso del pianeta è durata appena otto giorni. Nello Stretto di Hormuz, crocevia vitale per l’energia mondiale, la diplomazia ha di nuovo ceduto il passo alle armi.

Giovedì 25 giugno 2026 un drone d’attacco ha colpito il ponte superiore della Ever Lovely, mercantile con bandiera di Singapore in transito al largo dell’Oman.

Meno di ventiquattr’ore dopo, venerdì 26 giugno, gli Stati Uniti hanno risposto con una dura rappresaglia, bombardando sul territorio iraniano depositi di missili, infrastrutture per droni e postazioni radar costiere.

La nuova fiammata di violenza sancisce di fatto il collasso del memorandum d’intesa firmato a Versailles il 17 giugno, che prevedeva sessanta giorni di passaggio sicuro per le navi commerciali in cambio dell’avvio della rimozione del blocco navale americano.

Il presidente statunitense Donald Trump ha accusato con toni durissimi Teheran, denunciando una palese violazione degli accordi e rivelando che contro il traffico marittimo erano stati lanciati quattro droni “one-way”, tre dei quali abbattuti prima che il quarto colpisse il cargo.