Medio Oriente, ore di paradosso. Mentre i canali diplomatici parlano di un imminente intesa tra Stati Uniti e Iran, le acque del Golfo restano attraversate da tensioni. Nelle ultime ore una petroliera commerciale è stata colpita da un ordigno non identificato a circa sei miglia nautiche a est delle coste dell’Oman. Nessun ferito e nessun danno ambientale, ma il significato politico è notevole: in una crisi così delicata, basta un singolo episodio ambiguo per comprimere i negoziati e minarne la tenuta.

Sul fronte diplomatico, tuttavia, il traguardo sembra più vicino che mai. Protagonista è il Pakistan del primo ministro Shehbaz Sharif, che nelle scorse settimane si è ritagliato il ruolo di facilitatore tra le parti. Secondo Sharif, il testo del cosiddetto “memorandum di Islamabad” è stato ormai concordato in via definitiva, al punto da ipotizzarne una rapida formalizzazione tramite firma elettronica. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha definito l’accordo con gli Stati Uniti “più vicino che mai”.

Islamabad sta spingendo con forza, tessendo contatti anche con la Svizzera: il ministro Ishaq Dar ha parlato due volte in 24 ore con il collega elvetico Ignazio Cassis per valutare Ginevra come possibile sede della storica intesa.