La marcia di OpenAI verso Wall Street subisce un brusco rallentamento, rientrando entro confini di più severo realismo finanziario e sotto l’ombra ingombrante del recente esordio in Borsa di SpaceX.
Pur avendo comunicato l’8 giugno 2026 di aver depositato in via confidenziale presso la SEC il modulo S-1, la società guidata da Sam Altman potrebbe far slittare al 2027 l’attesa quotazione da 1.000 miliardi di dollari.
Il riposizionamento arriva, paradossalmente, nel momento di massima solidità sul fronte legale: il 18 maggio 2026 una giuria federale in California ha respinto in via definitiva la causa intentata da Elon Musk contro Altman, Greg Brockman e Microsoft, rimuovendo un rilevante fattore di rischio giudiziario.
Archiviato il contenzioso, però, lo sguardo dei futuri azionisti si è spostato con decisione sui fondamentali economici.
I dati più recenti descrivono un gruppo in fortissima espansione, ma con necessità di capitale imponenti: nel solo primo trimestre del 2026 OpenAI ha registrato un cash burn di 3,7 miliardi di dollari, a fronte di 5,7 miliardi di ricavi, mentre la spesa prevista per la capacità di calcolo potrebbe raggiungere i 600 miliardi entro il 2030.







