Nel 1942, in una fase di rielaborazione di questioni come le classi, i mutamenti nel dominio dei gruppi privilegiati e nello sfruttamento di operai e disoccupati, la natura del proletariato, in seno all’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte Max Horkheimer stila un programma di ricerca. Si tratta di una proposta che poi rimarrà nell’ombra di temi più noti della teoria critica, ma che torna oggi a farsi intrigante: la comprensione della società contemporanea e delle sue contraddizioni mediante la categoria del “racket”.

Sul racket. Una teoria sociale dei rapporti di classe (pp. 128, euro 16, in appendice Annotazioni sulla teoria del racket di Franz Neumann) pubblicato da Epieikeia, per la cura di Luca Scafoglio, ha nel sottotitolo un rimando sociologico che promette di calare la filosofia nel vincolo tra la struttura profonda dei rapporti di classe e le sue articolazioni e configurazioni manifeste. Il racket va inteso come una configurazione relazionale in cui la forza coesiva è rappresentata dalla difesa rispetto ai gruppi sottoposti. A tenere legati i membri del racket sono la disponibilità a sacrificare ogni rapporto precedente in favore della fedeltà a regole non scritte, spesso torbide. Il racket è un legame comunitario, privo di mediazioni, come è ogni vincolo identitario e di appartenenza. L’opposizione con le regole del diritto non è assoluta, bensì quella tra una figura dello spirito che produce mediazione universalizzandosi, e un tipo di legame che a ciò resiste.