Era un appassionato, un mulino di parole per difendere le sue battaglie umaniste internazionali, un senso morale profondo che traduceva attraverso la razionalizzazione di una profusione di dati e di dimostrazioni: «cercare di capire è già cominciare a disobbedire», sosteneva. Jean Ziegler, sociologo, professore all’Università di Ginevra, diplomatico, parlamentare socialista in Svizzera (dal 1967 al 1983 e dall’87 al ’99), autore di libri sulle devastazioni della mondializzazione che hanno fatto il giro del mondo, è morto a 92 anni. Era nato a Thoune, nel cantone di Berna, in una famiglia protestante conservatrice. Si allontana da questo ambiente anche grazie all’incontro con Sartre e de Beauvoir a Parigi alla fine degli anni ’50, seguono l’impegno a fianco dell’Fln per l’indipendenza dell’Algeria, il lavoro con l’Onu ai tempi della guerra civile in Congo all’inizio degli anni ’60, un soggiorno a Cuba (e l’amicizia con Che Guevara, venuto a Ginevra alla conferenza sullo zucchero nel marzo ’64).

HA PASSATO LA VITA a denunciare i danni prodotti da un capitalismo avvoltoio, che non guarda in faccia nessuno. Ha puntato in riflettori, con prova di dati, sul percorso della Svizzera, che «lava più bianco» restando «ai di sopra di ogni sospetto» (sono l titoli di due dei suoi libri più famosi), rendendo onorevoli soldi di tutto il mondo guadagnati nella violenza e nel crimine, o più normalmente, grazie alle zone grigie sfuggite al fisco di altri paesi.