I distretti industriali italiani, in una fase caratterizzata dal rallentamento della crescita globale e dalle tensioni geopolitiche, hanno mantenuto una competitività elevata. Anche, ma non solo, grazie alla tenuta dei dati di commercio estero. Ma il presidente di Intesa, Gros-Pietro, mette in guardia dalle disuguaglienze generate dall’AI
I distretti industriali italiani, in una fase caratterizzata dal rallentamento della crescita globale e dalle tensioni geopolitiche, hanno mantenuto una competitività elevata grazie alla tenuta dei dati di commercio estero. Nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo (che nel 2024 aveva registrato un balzo verso la Turchia, poi rientrato), l’export distrettuale ha mostrato, per esempio, una crescita dello 0,9% ed è rimasto su valori storicamente elevati l’avanzo commerciale, pari a 97,4 miliardi, l’85% circa del surplus del manifatturiero italiano. Surplus vicino ai massimi storici anche nel primo trimestre 2026 (24 mld). Numeri non scontati in un contesto di turbolenze e di discontinuità della politica commerciale americana e messi nero su bianco nel Rapporto annuale Economia e finanza dei distretti industriali, a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo.







