Oracle, colosso del cloud, Equinix, il maggiore operatore mondiale di data center, e Brookfield, uno dei principali investitori globali nelle infrastrutture digitali, hanno già iniziato a prenotarle. Non si tratta di nuovi chip o server per l'intelligenza artificiale, ma di celle a combustibile (fuel cell) destinate ad alimentare direttamente i data center. Generatori elettrochimici che producono elettricità senza combustione diretta, oggi funzionano soprattutto con gas naturale, ma possono essere alimentate anche con biometano, gas naturale rinnovabile o idrogeno, man mano che queste filiere diventeranno disponibili.

Questa tecnologia, fino a un anno fa considerata di nicchia, potrebbe decuplicare passando da 2,8 miliardi di dollari nel 2025 a circa 30 miliardi entro il 2030, secondo le stime di Rystad Energy. La spinta non arriva soltanto dall’aumento della domanda di elettricità, ma da un problema strutturale: la rete elettrica fatica a tenere il passo con la costruzione dei data center. Negli Stati Uniti ottenere una connessione può richiedere oggi da tre a sei anni, circa tre volte più rispetto al 2015. Un'attesa incompatibile con i piani di espansione dei grandi operatori del cloud, impegnati ad aumentare la capacità di calcolo necessaria a sostenere l'intelligenza artificiale.