Se è vero che l'incidenza delle malattie oncologiche cresce con l'aumentare dell'età, molti di noi con più di 50 anni iniziano a contare gli amici e i conoscenti che lottano con un cancro. Storie che si susseguono e che non sempre hanno un lieto fine. Talvolta vengono scoperti troppo tardi, altre volte si sono diffusi in fretta e hanno fatto alzare le mani ai chirurghi. Poi ci sono i tentativi di diminuire la massa e allungare la vita e in alcuni casi i farmaci innovativi. Centinaia di casi e di storie e sullo sfondo quelli che pur facendo tutto quello che viene loro chiesto con abnegazione e amore per la vita, vedono la strada davanti a sé diventare sempre più lunga, perché convivono con la perdita di peso, la debolezza e la malnutrizione.
La malnutrizione. Una parola che suona quasi paradossale in un paese come il nostro, dove il cibo è cultura, identità, rito familiare. Eppure è lì, nascosta nelle corsie degli ospedali oncologici, nelle case quando hai terminato i trattamenti e tenti di tirare su la testa e recuperare millimetro dopo millimetro una vita normale. La malnutrizione che può essere spietata quanto il tumore stesso. Che non fa notizia, ma divora dall'interno chi già combatte una battaglia dura.










