Questo è il numero del 25 giugno 2026 della newsletter Ippocrate, firmata da Linda Varlese, su Salute e Ricerca. Per iscriverti clicca qui.
L'obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante. Non è dovuta alla negligenza del paziente che ne è affetto, né alla sua pigrizia, né alla sua incapacità di mantenere uno stile di vita sano e di fare attività fisica costante. E' a tutti gli effetti una patologia che l'OMS classifica tra le maggiori sfide di salute pubblica del XXI secolo, con costi sanitari e sociali in rapida crescita. Dal 1° ottobre 2025 tramite l'approvazione della Legge Pella, l'Italia ha fatto da apripista nel mondo al riconoscimento dell'obesità come malattia, inserendola nei Lea. Un atto che non è solo simbolico, ma cambia il modo in cui il Sistema Sanitario Nazionale è chiamato a rispondere, con percorsi diagnostici, terapeutici e di follow-up strutturati. Da questo presupposto prende le mosse il Convegno organizzato da Ely Lilly, azienda farmaceutica leader nella produzione di farmaci per la cura di questa malattia e non solo, dal titolo "Raccontare l'obesità, oltre lo stiga e i luoghi comuni".
Perché ignorare il problema non è più possibile. Ce lo dicono i numeri che parlano di una patologia che colpisce più di 1 miliardo di persone nel mondo, con proiezioni che stimano che entrano il 2035 più della metà della popolazione globale vivrà con i il sovrappeso o con l'obesità. Oltre 1,2 milioni sono i decessi ogni anno in Europa correlati all'obesità. Ma non è un fenomeno solo nord americano come siamo portati a pensare mossi dal pregiudizio che si tratti di un problema che affligge i Paesi ricchi dove lo stile di vita è peggiore che da noi, ma è distribuita su tutti i continenti e in tutte le fasce di reddito. In Italia, ad esempio, più di 23 milioni di persone sono in sovrappeso (33% della popolazione) e 6 milioni (12%) vivono con obesità. Anche dal punto di vista economico l'impatto è notevole perché l'obesità "è costata" circa 1,96 miliardi di dollari nel 2020. Come si spiega questa diffusione? Innanzitutto dal fatto che come ha ben illustrato Edoardo Mocini, Medico chirurgo specialista in Scienza dell’Alimentazione, Università E-Campus, durante il convegno "l'obesità non ha una causa sola. Nasce dall’incontro tra una predisposizione e un ambiente che la asseconda". In altre parole, un ruolo preponderante ce l'ha la genetica che incide tra il 40 e il 70% sui fattori di rischio dell’obesità. Il resto è determinato dall'ambiente in cui si muove l'individuo: perché se è vero che la scelta personale di cosa e come mangiare o del fare o meno un'attività fisica costante esiste, non si muove nello stesso ambiente per tutti. Alcuni determinanti allargano o restringono il campo del possibile: il ritmo delle giornate, ad esempio, la condizione economica, il tempo a disposizione, la disabilità, la necessità di assumere farmaci e molte altre.








