Da alcune settimane l’Albania è tornata al centro dell’interesse mediatico europeo e internazionale, a causa di forti e continue proteste contro il primo ministro Eda Rama e il suo Governo. Tutto nasce dall’avvio dei lavori di un resort di lusso in una delle aree protette e naturalistiche, nel sud, più importanti del paese: l’area protetta di Vjose-Narte (la laguna dei fenicotteri) e il Parco nazionale marino di Karaburun-Sazan. A questo si aggiunge il fatto che questo resort di lusso è finanziato dal fondo Affinity partners gestito dal genero di Trump, Jared Kushner, e col pieno coinvolgimento di sua moglie e figlia di Trump, Ivanka Trump. Molti i video che li vedono raccontare come si sono innamorati di quest’area e vogliono costruirci sopra. A dir poco surreale vedere e ascoltare questi video. Ma con loro ci sono oligarchi albanesi il cui coinvolgimento non è trasparente.
A fine maggio i lavori stanno per iniziare, la zona viene recintata, ma pochi giovani attivisti decidono di protestare e uno di loro viene picchiato duramente dalle guardie private dell’impresa private: il video diventa virale e il giorno successivo a Tirana un piccolo gruppo di attivisti e giornalisti decide di convocare un presidio di protesta. Come dicono molti protagonisti, “pensavamo di ritrovarci in poche decine come sempre e poi inaspettatamente un fiume di persone è arrivato, e quel fiume ad oggi non si è fermato”. Quest’inedito storico è ancora qui a far parlare di sé, e le questioni di questa protesta si sono allargate: si denuncia un sistema intero di potere arrogante, corrotto e collegato a poteri mafiosi che tiene in pugno e sotto scacco l’Albania – che pur essendo un piccolo Paese, una piccola periferia europea, è immersa in contraddizioni contemporanee che ci riguardano e coinvolgono da vicino. La vicenda scatenante è stata solo l’ultima goccia.















