Il Budapest Pride torna a sfilare senza divieti. Nello stesso giorno, il 27 giugno, in cui migliaia di persone scendono in strada anche a Milano e Napoli, nella capitale ungherese la manifestazione assume un significato che va oltre la rivendicazione dei diritti Lgbtqia+. Un anno fa, organizzare la parata poteva significare finire sotto indagine, ed è accaduto, come conseguenza alle politiche messe in atto dal governo di Viktor Orbán che aveva trasformato la comunità Lgbtqia+ in uno dei principali bersagli della sua offensiva politica.
Dopo la sconfitta elettorale dell’ex primo ministro e l’insediamento dell’esecutivo guidato da Péter Magyar, l’onda arcobaleno può tornare ad attraversare liberamente le strade di Budapest.
«Questo Pride è allo stesso tempo una celebrazione, una protesta e un atto di resistenza politica», spiega a Domani Petra Buzás, interna al coordinamento del Budapest Pride. «Celebriamo la forza, l’amore e la diversità della nostra comunità. È una protesta perché in questi anni le leggi hanno colpito direttamente la nostra comunità e infine è resistenza perché quando uno Stato decide chi può essere visibile nel proprio Paese, la visibilità stessa diventa una presa di posizione democratica».









