Fra temperature estreme e tensioni politiche, le manifestazioni dell’orgoglio Lgbt+ hanno segnato due scenari molto diversi in Europa: una parata autorizzata e partecipata nel centro di Budapest e il rinvio, per motivi di sicurezza sanitaria legati all’ondata di calore, delle iniziative previste a Parigi e Lione.

A Budapest la 31ª edizione del Budapest Pride si è svolta nel pomeriggio senza incidenti rilevanti, nonostante il caldo intenso — stimato dagli organizzatori intorno ai 37-38 gradi — e l’assenza di esponenti del nuovo governo. Secondo gli organizzatori alla marcia hanno partecipato fino a 25 mila persone, richiamate anche dalla volontà di riaffermare il diritto di riunione dopo lo sgambetto subito lo scorso anno, quando il governo aveva imposto il divieto alla manifestazione invocando la legge sulla “protezione dei minori”, norma poi oggetto di critiche anche a livello europeo.

Sul palco è salito il sindaco verde di Budapest, Gergely Karácsony, che ha espresso solidarietà alla comunità Lgbt+; assenti, invece, rappresentanti dell’esecutivo guidato da Peter Magyar e del partito Tisza, malgrado il premier avesse dichiarato nei giorni scorsi che «tutti hanno il diritto di raduno che noi garantiamo». Alcuni gruppi di opposizione, liberali, socialisti e verdi, hanno affiancato le istanze del corteo. Episodi di contestazione da parte di manifestanti anti-Pride si sono registrati sul ponte Elisabetta, dove alcune bandiere arcobaleno, issate su indicazione del sindaco, sono state strappate e gettate nel Danubio, gesto che ha acceso la tensione simbolica attorno alla parata.