La vittoria di Péter Magyar alle elezioni ungheresi di aprile, che ha messo fine a 16 anni di governo di Viktor Orbán, aveva preannunciato una svolta nel Paese rispetto ai diritti LGBTQIA+, da anni osteggiati e minati dall’ex presidente. E ora, a giugno, ovvero nel mese del Pride, questa svolta ha iniziato a prendere una forma più concreta: a circa un anno dall’introduzione nella Costituzione ungherese dell’espressione pubblica legata alla diversità sessuale - e quindi anche delle marce arcobaleno -, la comunità queer potrà tornare a sfilare liberamente e senza divieti per la strada di Budapest.

Inoltre, la Procura Generale ungherese ha annullato le accuse nei confronti del sindaco della capitale Gergely Karácsony e dell’insegnante Géza Buzás-Hábel, sotto indagine per aver organizzato lo scorso anno due manifestazioni per l'orgoglio LGBTQIA+.

Il bando al pride di Budapest

Nell’aprile del 2025, come coronamento di un percorso sistematico di restringimento dei diritti LGBTQIA+ fortemente voluto dall’ex presidente Orbán, il Parlamento ungherese aveva approvato una legge che, di fatto, vietava il Budapest Pride e qualsiasi altra manifestazione pubblica a sostegno dei diritti LGBTQ+.

La normativa introduce una vera e propria criminalizzazione della visibilità delle persone queer negli spazi pubblici, poiché qualsiasi manifestazione che includa simboli, discorsi o bandiere arcobaleno può essere interpretata come una “violazione della legge”. Le pene previste sono severe: i partecipanti rischiano sanzioni pecuniarie che vanno da 6.500 a 200.000 fiorini (circa 16-500 euro), mentre per gli organizzatori si prevedono fino a dodici mesi di detenzione.