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I due terremoti del 24 giugno in Venezuela sono stati tra i più devastanti degli ultimi tempi, sia per la loro magnitudo sia per i danni agli edifici e alle infrastrutture, con crolli che hanno causato la morte di almeno 235 persone. La combinazione dell’alto pericolo sismico del paese e la scarsa presenza di edifici costruiti con criteri antisismici ha determinato una situazione critica, con emergenze difficili da affrontare.
La prima scossa è stata di magnitudo 7.2 ed è stata seguita meno di un minuto dopo da un secondo terremoto di magnitudo 7.5. La vicinanza dei due eventi ha contribuito ad amplificare gli effetti, con crolli di edifici che meno di un minuto prima erano già stati sensibilmente danneggiati dalla prima scossa.
La parte settentrionale del Venezuela è una delle zone più sismiche dei Caraibi. In quell’area si incontrano due enormi blocchi della crosta terrestre: la placca caraibica e quella sudamericana. Queste placche, come tutte quelle che costituiscono la crosta, sono in lento e continuo movimento. Ciò determina punti di sfregamento, avvicinamento e allontanamento, lungo i quai si accumulano fortissime tensioni dovute alla rigidità del materiale roccioso.












