Sono almeno 164 morti e 971 feriti, per ora, le vittime ufficialmente computate dei due terremoti che hanno sconvolto il Venezuela. Ma i dispersi sono 20.000, una cifra simile alle vittime dell’altro sisma di magnitudo 7.7 che il 26 marzo 1812 devastò pure Caracas, e gran parte del paese. A parte essere giovedì santo, era il secondo anniversario della deposizione di Vicente Emparan, ultimo capitano generale della Corona di Spagna in Venezuela, da parte degli indipendentisti. La guerra civile era ancora in corso, e il caso volle che la devastazione si abbattesse soprattutto sulle aree in mano ai repubblicani, mentre quelle lealiste furono risparmiate. L'arcivescovo di Caracas, Narciso Coll y Prat, ebbe dunque lo spunto per riferirsi all'evento come al “terrificante ma ben meritato terremoto” che “conferma ai nostri giorni le profezie rivelate da Dio agli uomini sulle antiche empie e orgogliose città: Babilonia, Gerusalemme e la Torre di Babele”, e anche altri preti si misero ad arringare la folla sull’”ira di Dio contro la rivoluzione”. Il colonnello Simón Bolívar, leader rivoluzionario sorpreso dal sisma senza camicia, si lanciò su un pulpito di macerie da cui un frate stava lanciando le sue maledizioni, lo spinse via, si erse, alzò la spada contro il cielo, e gridò: “Se si oppone la natura, lotteremo contro di lei, e la costringeremo a obbedirci!”.È un episodio famoso, che comunque conferma lo storico problema di un paese la cui configurazione geologica fa sì che quasi quattro venezuelani su cinque vivano in aree vulnerabili all'attività sismica. Il primo terremoto ha avuto una magnitudo di 7.2 e il suo epicentro si trovava a 21 chilometri di profondità, vicino alla città di San Felipe nello stato di Yaracuy, a circa 200 chilometri da Caracas a nord-ovest. Secondo i dati preliminari dell'United States Geological Survey, il terremoto è stato registrato alle 18:04. Le 24.04 italiane. Il secondo, di magnitudo 7.5, si è verificato 39 secondi dopo nella stessa area, e a una profondità di 10 chilometri. Il Centro Nazionale di Allerta Tsunami degli Stati Uniti ha spiegato che i due terremoti hanno formato un “doppietto sismico”: un fenomeno in cui due forti terremoti si verificano a pochi secondi di distanza l'uno dall'altro nella stessa area. Le informazioni ufficiali sono state aggiornate per identificare il terremoto di magnitudo 7.5 come l'evento principale.Il Venezuela si trova al confine tra la placca tettonica caraibica e la placca tettonica sudamericana. La prima si estende sotto gran parte del Mar dei Caraibi e copre il Venezuela settentrionale, mentre la seconda comprende l'intero continente sudamericano a sud. Il confine tra le due placche attraversa il nord del paese, dal confine con la Colombia fino alla costa centrale, passando per il Venezuela occidentale. È proprio in quest'area che l'attrito e il movimento delle placche generano una costante attività sismica. Questo fenomeno è più intenso nelle aree vicine a sistemi di faglie attive, come la faglia di Boconó, una frattura geologica lunga circa 500 chilometri che attraversa le Ande venezuelane dalla depressione di Táchira, nel sud-ovest, fino alla costa caraibica vicino a Morón, nello stato di Carabobo. La faglia di Boconó funge da principale confine superficiale tra la placca caraibica e quella sudamericana ed è responsabile di molti dei terremoti più forti registrati nel paese.L'area a maggior rischio sismico in Venezuela si estende per circa 100 chilometri di larghezza, seguendo l'asse delle principali catene montuose: le Ande venezuelane, la Cordigliera Centrale e la Cordigliera Orientale. Queste catene montuose attraversano il paese da sud-ovest a nord-est e le faglie sismogenetiche più attive sono concentrate nelle loro zone di contatto. A parte la faglia di Boconó, c’è la faglia di San Sebastián, che corre parallela alla costa settentrionale, dallo stato di Falcón alla parte centrale dello stato di Miranda, ed è caratterizzata dalla generazione di terremoti che colpiscono le città costiere e la capitale. La faglia di El Pilar, invece, si estende lungo la costa orientale, tra gli stati di Sucre e Monagas, ed è stata responsabile di terremoti che hanno gravemente colpito quella regione. Oltre a queste tre strutture principali, esistono altri sistemi di faglie attive, sebbene più brevi, come la faglia di Oca-Ancón (che collega il Venezuela occidentale con la penisola di Guajira in Colombia), la faglia di Valera, la faglia di La Victoria e la faglia di Urica. Tutte queste faglie hanno il potenziale di generare un'attività sismica significativa, anche in aree che di solito non sono soggette a frequenti terremoti.La combinazione di molteplici faglie attive in un territorio densamente popolato, insieme alla continua interazione delle placche tettoniche, spiega l'elevata frequenza e intensità dei terremoti che colpiscono il Venezuela e rafforza la necessità di un monitoraggio e di una prevenzione costanti nelle aree esposte.A parte il terremoto del 1812, un altro evento sismico di rilievo è stato il terremoto di San Narciso, avvenuto il 29 ottobre 1900. La sua magnitudo era compresa tra 7.6 e 8.0 e causò gravi danni nella zona nord-orientale di Miranda e nell'area di Caracas, con almeno 56 vittime accertate. Più recentemente, il 21 agosto 2018, un terremoto di magnitudo 7.3 al largo della costa di Sucre è stato avvertito in gran parte del paese e in diverse regioni caraibiche. Questo evento ha causato danni agli edifici e interruzioni di corrente, sebbene non siano state segnalate vittime. Tra i terremoti più memorabili si annoverano quello delle Ande del 1894, che colpì duramente lo stato di Mérida e causò quasi 350 vittime, e il terremoto di Caracas del 1967, di magnitudo pari a circa 6.7, che provocò il crollo di edifici nel centro città e fu seguito da un piccolo tsunami, causò oltre 236 morti e più di 2.000 feriti. Il terremoto di Cariaco del 1997, invece, raggiunse una magnitudo di 7.0 e causò 73 morti, circa 500 feriti e 3.000 sfollati, a seguito del crollo di scuole e abitazioni. Le piogge torrenziali aggravarono la situazione già compromessa dal sisma. Nel settembre 2025, sono stati segnalati 189 eventi sismici nel Venezuela occidentale, principalmente nello stato di Zulia, che hanno causato danni a case e infrastrutture come ospedali, chiese, ponti, semafori e reti elettriche. Ma un evento come questo non sui verificava da quasi un secolo. “Non ho mai visto niente del genere in vita mia”, è una frase che stanno ripetendo molti abitanti di Caracas.Donald Trump ha ora annunciato che gli Stati Uniti “sono pronti e disponibili” ad assistere il Venezuela dopo i due terremoti. “Ho incaricato tutte le agenzie del nostro governo di prepararsi ad agire rapidamente. Saremo lì per i nostri nuovi grandi amici. I primi rapporti non sono buoni!”. Gli Stati Uniti invieranno squadre di soccorso e aiuti. L'Italia, a sua volta, chiederà all'Ue di attivare il Meccanismo di Protezione Civile per assistere il Venezuela dopo i terremoti. “Il mio pensiero va soprattutto alle vittime e alle loro famiglie. Siamo con voi” è messaggio della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “L’Ue è pronta a intensificare l'assistenza in Venezuela”, promette la Commissaria europea per la gestione delle crisi Hadja Lahbib. “La notizia del terribile terremoto in Venezuela ci ha profondamente sconvolti. La Germania è al fianco del Venezuela e fornirà il suo aiuto”, ha scritto Il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Profondo sgomento” è stato espresso dal presidente portoghese António José Seguro. “Tutto il mio sostegno e quello della Spagna vanno al popolo venezuelano dopo i devastanti terremoti di questa notte. I nostri pensieri sono con le vittime e le loro famiglie”, è il messaggio di Pedro Sánchez. La Regina Letizia ha espresso la sua preoccupazione per le conseguenze e ha spiegato che la Spagna attende l'avvio completo delle operazioni di aiuto e soccorso per poter collaborare, “il che rappresenterà una grande sfida”. Ha aggiunto che Re Felipe VI, attualmente in volo verso il Messico, è “comprensibilmente” preoccupato, come tanti spagnoli, e sta seguendo da vicino. “Pensieri e sostegno al popolo venezuelano dopo il terremoto che ha colpito il paese. Esprimo la mia più profonda solidarietà alle vittime, ai loro cari e a coloro che si sono mobilitati sul campo”, ha scritto il presidente francese Emmanuel Macron suo profilo Twitter.Ma anche altri presidenti e capi di governo delle Americhe, dell'Asia e di altre regioni hanno espresso la loro solidarietà alle vittime, offerto assistenza umanitaria e annunciato di star valutando diverse forme di collaborazione per affrontare la crisi. Luiz Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile, ha espresso la sua “preoccupazione e sgomento” e ha assicurato che il suo governo sta valutando misure di assistenza a sostegno della risposta all'emergenza. Rodrigo Paz ha dichiarato: “A nome del popolo boliviano, esprimo la nostra profonda solidarietà al fraterno popolo venezuelano dopo il terremoto che ha colpito oggi il loro territorio. I nostri cuori sono con le famiglie colpite. La Bolivia resta attenta e pronta a fornire tutto il supporto necessario”.“Profondamente rattristato dalla devastazione causata dai forti terremoti in Venezuela”, si è detto il primo ministro indiano Narendra Modi, aggiungendo: “A nome del popolo indiano, porgo le nostre più sentite condoglianze al governo e al popolo venezuelano, in particolare alle famiglie che hanno perso i propri cari. Preghiamo per la pronta guarigione dei feriti e siamo solidali con tutti coloro che sono stati colpiti in questo momento difficile. L'India è pronta a fornire tutta l'assistenza possibile!”. Abelardo de la Espriella, neoeletto presidente della Colombia, si è espresso sulla situazione in Venezuela nelle ore successive al disastro naturale, manifestando il suo sostegno alle vittime: “La Colombia è con voi in questo momento difficile con affetto, rispetto e speranza. Le mie preghiere sono rivolte alle vittime e alle loro famiglie. Dio provvederà”. Il presidente cileno José Antonio Kast ha inviato un messaggio al popolo venezuelano, affermando: “Come paese solidale, vogliamo dire che tenderemo sempre una mano a chi soffre”. Il presidente dell'Ecuador, Daniel Noboa, ha espresso la sua solidarietà al popolo venezuelano e ha annunciato l'invio immediato di aiuti umanitari per far fronte all'emergenza. “La mia più profonda solidarietà al fraterno popolo del Venezuela. Ho ordinato l'invio immediato di aiuti umanitari per far fronte a questa emergenza. L'Ecuador risponderà con la rapidità e l'impegno che questo momento richiede perché, nonostante le nostre enormi differenze, l'umanità deve sempre guidare le azioni di un leader”.Il presidente di Panama, José Raúl Mulino, ha offerto sostegno umanitario al Venezuela dopo il terremoto, esprimendo “la nostra più profonda solidarietà e il nostro sostegno al Venezuela in seguito al terremoto e alle sue conseguenze”. Da El Salvador, il presidente Nayib Bukele ha inviato un messaggio di solidarietà al popolo venezuelano e ha annunciato che il suo paese ha messo a disposizione 300 soccorritori e paramedici, insieme a 50 tonnellate di attrezzature e beni di prima necessità. “I nostri cuori sono con il popolo del Venezuela in questi momenti difficili. Inviamo loro tutta la nostra solidarietà e le nostre preghiere. Forza Venezuela”, ha scritto Bukele sui social. Il governo guatemalteco, tramite il suo ministero degli Affari Esteri, ha espresso il suo sostegno. La presidente del Costa Rica, Laura Fernández, ha offerto un messaggio di sostegno ai venezuelani colpiti. “Il Costa Rica abbraccia con tutto il cuore il popolo venezuelano in queste ore di dolore a seguito dei terremoti che hanno scosso il paese. La nostra solidarietà va a ogni famiglia colpita e a coloro che oggi lavorano per salvare vite umane e ricostruire la speranza. Non sono soli”.“Il presidente Javier G. Milei tende la mano in segno di solidarietà al popolo venezuelano di fronte a una calamità naturale che richiede una risposta da parte dell'intera comunità internazionale, al di là di qualsiasi divergenza che possa esistere tra i nostri governi”, è il comunicato arrivato dall’Argentina. La presidente del Messico Claudia Sheinbaum, ha espresso la sua solidarietà al popolo venezuelano in seguito al terremoto e ha confermato che il ministero degli Affari Esteri ha contattato il governo di Caracas, annunciando di aver già dato istruzioni alle autorità messicane di procedere con la preparazione degli aiuti. “In seguito al terremoto che ha colpito oggi il Venezuela, l'Uruguay esprime la sua solidarietà alle autorità e al popolo venezuelano”, ha scritto il presidente uruguaiano Yamandú Orsi sul suo profilo social. Il presidente dell'Honduras, Nasry “Tito” Asfura, ha espresso la sua solidarietà al popolo venezuelano e ha condiviso un messaggio sui social media, comunicando il sostegno della nazione centroamericana alle famiglie colpite. Il Segretario Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), Albert Ramdin, ha promesso che la comunità emisferica sosterrà il Venezuela e i paesi limitrofi.Anche da Putin sono arrivate le “più sentite condoglianze per le tragiche conseguenze del devastante terremoto nel nord-ovest del Venezuela”, e gli “auguri di pronta guarigione a tutti coloro che sono stati colpiti dal disastro naturale”. Non, però, aiuti. Anche se il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha indicato che se le autorità venezuelane richiedessero assistenza alla Russia, la questione verrebbe esaminata tempestivamente. Anche dal Pakistan sono arrivate le “sentite condoglianze” del primo ministro Sharif, “profondamente rattristato dalla devastazione e dalla perdita di vite umane causate dai terremoti in Venezuela”.
La terra fragile del Venezuela: quasi quattro persone su cinque vivono in zone sismiche
La combinazione di molteplici faglie attive in un territorio densamente popolato, insieme alla continua interazione delle placche tettoniche, spiega l'elevata frequenza dei terremoti che colpiscono il paese. E rafforza la necessità di monitoraggio e prevenzione costanti nelle aree esposte










