È di almeno 164 morti e oltre 971 feriti il primo bilancio ufficiale provvisorio del terremoto che ha sconvolto il Venezuela. Ma il timore è che siano molte di più. Le due fortissime scosse ravvicinate (di magnitudo 7.2 e 7.5) che hanno colpito poco dopo le 18 di ieri ore locali diverse aree del Paese, soprattutto nell'ovest e nel nord, hanno infatti causato danni enormi in più località: è il caso in particolare di La Guaida, cittadina a una ventina di km dalla capitale Caracas che ospita il principale porto venezuelano, dove sono crollate decine di edifici. E il duro lavoro dei soccorritori che si affannano per scavare cercare superstiti tra le macerie è appena iniziato. Al momento non ci sono conferme di italiani tra le vittime. Il dramma soprattutto nello stato della Guaira La presidente ad interim Delcy Rodriguez spiega che lo stato più colpito è La Guaira. «Là è una vera tragedia. Stiamo ricevendo squadre di recupero e di soccorso», ha aggiunto. In quella località almeno una buona notizia in mezzo al disastro comunque è arrivata: secondo media locali, tre fratellini, rimasti intrappolati sotto le macerie della loro casa, sono infatti stati tratti in salvo. Nel frattempo, i media locali e internazionali hanno iniziato a riprendere le testimonianze dei sopravvissuti alla tragedia. «Le pietre delle macerie dei palazzi partivano come proiettili. Il boato è stato orribile», ha raccontato a El País un taxista di Caracas. Nella capitale, dove anche l'aeroporto internazionale è rimasto seriamente danneggiato ed è al momento inagibile, molte persone ora non possono tornare nelle loro case ridotte in macerie o pericolanti. E c'è chi ha già ha iniziato a allestire rifugi di fortuna con tende nelle strade e altri spazi pubblici. Nelle sue dichiarazioni, Rodríguez ha ringraziato in particolare il presidente statunitense Donald Trump, che come altri leader internazionali ha promesso aiuti per supportare il Venezuela in questa fase critica. L’Italia monitora la situazione Tra i governi dettisi pronti a dare una mano c'è anche quello italiano: «La Presidenza del Consiglio è in continuo contatto con il Ministero degli Affari Esteri e la Protezione Civile per attivare tempestivamente ogni canale di aiuto umanitario e di assistenza ai nostri connazionali», ha affermato su X la premier Giorgia Meloni. Proprio le eventuali necessità dei tanti cittadini italiani che si trovano in Venezuela, molti di loro persone con doppio passaporto, sono tra le preoccupazioni più urgenti per Roma. «Speriamo che non ci siano italiani» coinvolti, «ma con tanti nostri connazionali anche con doppio passaporto che vivono in Venezuela potrebbe esserci qualcuno che sia rimasto intrappolato», ha riconosciuto in un intervento in tv il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Quelli che sono registrati con la nostra Unità di crisi, con il sistema Viaggiare Sicuri, sono stati tutti contattati e al momento non ci sono vittime», ha aggiunto in un successivo collegamento. Per monitorare la situazione sono operativi la Farnesina e l'ambasciata italiana di Caracas, che pure ha registrato danni nella sua sede principale, ma che sta ospitando alcune famiglie bisognose presso la residenza dell'ambasciatore Giovanni Umberto De Vito. Gli aiuti dagli Stati Uniti In attesa degli aiuti coordinati con altri Paesi, con il Dipartimento di Stato americano che ha già attivato «squadre di ricerca e soccorso, risorse mediche e assistenza umanitaria», secondo il segretario di Stato Marco Rubio, la popolazione prova anche ad arrangiarsi per come può: sono già partite iniziative di solidarietà spontanee, spesso promosse via social, con folle di residenti riversatisi nelle strade delle città più colpite "armati" di corde, torce elettriche e attrezzi improvvisati, alla ricerca di sopravvissuti tra gli edifici crollati.
Terremoto in Venezuela, tra le macerie 164 morti e quasi mille feriti. Decine di palazzi crollati
L’Italia monitora la situazione ed è pronta a inviare aiuti










