Una raffica improvvisa di scosse, la prima di magnitudo 7.1, la seconda salita a 7.5. Un terremoto potentissimo che ha scosso il Venezuela raggiungendo anche la Colombia. Si teme un bilancio di vittime drammatico e una conta dei danni altissima. Decine e decine di edifici crollati, panico negli aeroporti e nelle strade. Caos nella capitale Caracas. Ma cosa è successo? Da dove nasce un sisma di tale portata?

La placca caraibica Il Venezuela si trova lungo il margine di contatto tra la Caribbean Plate e la South American Plate. La placca caraibica si muove verso est rispetto alla placca sudamericana con una velocità di circa due centimetri all'anno, una velocità apparentemente trascurabile ma sufficiente, nel corso dei decenni e dei secoli, ad accumulare enormi quantità di energia nelle rocce della crosta terrestre. Quando la tensione supera la resistenza delle faglie presenti nel sottosuolo, l'energia viene liberata improvvisamente sotto forma di onde sismiche. Ed è così che nascono terremoti, l'ultimo di questa portata è datato 2018 (magnitudo 7.3). A differenza di quanto avviene lungo la costa pacifica del Sud America, dove una placca oceanica sprofonda sotto una continentale generando terremoti giganteschi e profondi, il Venezuela è interessato soprattutto da movimenti laterali tra placche, simili a quelli osservati lungo la celebre San Andreas Fault in California. Questo tipo di interazione produce generalmente terremoti meno estremi, ma spesso superficiali (ovvero a profondità molto basse) e quindi potenzialmente molto distruttivi per le aree abitate. L'attività sismica e le 4 faglie Gran parte dell'attività sismica del Paese è concentrata lungo alcune grandi faglie attive che attraversano il nord del territorio. Tra le più importanti troviamo la Faglia di Boconó, lunga oltre 500 chilometri e responsabile di numerosi terremoti storici, la Faglia di El Pilar, che interessa la parte nord-orientale del Paese, la Faglia di San Sebastián, situata lungo la fascia costiera centrale. Queste strutture geologiche attraversano o si trovano in prossimità delle aree più densamente popolate del Venezuela, motivo per cui anche terremoti di magnitudo moderata possono provocare danni significativi.I precedenti Uno degli eventi più drammatici avvenne il 26 marzo 1812, durante il periodo della guerra d'indipendenza venezuelana. Il sisma colpì violentemente Caracas e altre città vicine, provocando il crollo di gran parte degli edifici coloniali e causando probabilmente tra le 15.000 e le 20.000 vittime. L'evento ebbe un enorme impatto anche sul piano politico e sociale: alcuni settori della popolazione interpretarono il terremoto come un castigo divino contro il movimento indipendentista guidato da Simón Bolívar. Il 29 ottobre 1900 un terremoto di magnitudo stimata intorno a 7 colpì la regione centrale del Paese, causando danni significativi lungo la costa e nell'area di Caracas. Fu uno dei primi eventi sismici venezuelani studiati con strumenti relativamente moderni. Il 29 luglio 1967 un sisma di magnitudo 6,5 interessò nuovamente la capitale venezuelana. Pur durando meno di un minuto, il terremoto provocò il crollo di numerosi edifici residenziali e causò circa 240 morti e oltre 2.000 feriti. L'evento rappresentò uno spartiacque per l'ingegneria venezuelana e portò all'introduzione di normative edilizie antisismiche molto più severe. L'evento è oggi ricordato come il Caracas earthquake of 1967. Il 9 luglio 1997 un terremoto di magnitudo 6,9 colpì la zona di Cariaco, nello stato di Sucre. Fu il più forte terremoto venezuelano del XX secolo e causò decine di vittime, migliaia di sfollati e ingenti danni alle infrastrutture. Questo evento confermò il ruolo centrale della faglia di El Pilar nella sismicità del nord-est del Paese. Il 21 agosto 2018 un sisma di magnitudo 7,3 si verificò al largo della costa orientale venezuelana, vicino allo stato di Sucre. Le scosse furono avvertite anche in numerosi Paesi caraibici e perfino in alcune zone del Nord America meridionale. Nonostante la magnitudo elevata, il numero delle vittime fu relativamente contenuto grazie alla profondità dell'evento e alla sua localizzazione offshore.