A scatenare i due terremoti che hanno colpito il Venezuela, di magnitudo 7.2 e 7.5, è stato il movimento relativo tra la placca Caraibica, a nord, e la placca Sudamericana, a sud, che ha attivato un complesso sistema di faglie. Le due scosse si sono verificate ad appena 39 secondi e 13 chilometri l'una dall'altra, in una dinamica che ricorda quella delle violente scosse del 2023 tra Siria e Turchia. A rendere gli effetti devastanti è stato il forte scuotimento dovuto alla profondità ridotta, di appena 3 chilometri.Scosse ravvicinate e poco profonde: la combinazione più pericolosa

«Le due scosse molto importanti sono avvenute in modo ravvicinato e a una profondità molto ridotta, una combinazione che può facilmente determinare un grande impatto a edifici e infrastrutture», spiega Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Le caratteristiche dell'evento, osserva, ricordano «quello che avvenne in Siria e Turchia tra il 5 e il 6 febbraio 2023, con due violente scosse di magnitudo 8.0 e 7.5 a poche ore di distanza».Una rete sismica «non ricca»: i dati vanno integrati

Sui numeri, l'esperto invita alla cautela: «In questo caso abbiamo avuto 39 secondi e 13 chilometri di distanza, ma sappiamo anche che c'è un certo margine di errore dovuto alla rete locale non propriamente ricca di stazioni di rilevamento». Proprio per questo i dati raccolti finora saranno combinati con quelli di altre stazioni, così da ricostruire in dettaglio le caratteristiche delle faglie e la dinamica dell'evento, avvenuto «in una regione complessa al margine tra due placche che hanno un movimento trascorrente, ossia uno scorrimento orizzontale l'una con l'altra».Un'area già colpita in passato