Salvatore Stramondo, direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv: «È un'area al confine tra placche, possibili repliche forti. Ma sono scenari probabilistici, non previsioni. L'allerta Tsumani dopo 11 ore è rientrato»
Il Venezuela ha tremato due volte in meno di un minuto. Prima una scossa di magnitudo compresa fra 7 e 7.2 secondo l’USGS, nello Stato di Yaracuy, 28 chilometri da San Felipe e circa 170 da Caracas. Poi, 39 secondi dopo, un secondo evento più forte, magnitudo 7.5, con epicentro a sud-est di Yumare. «Sono due eventi fisici distinti», spiega Salvatore Stramondo, direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv. «E il secondo è stato almeno quattro volte più energetico del primo».
Direttore che cosa è successo?«Le registrazioni dell’INGV e dell’USGS indicano due eventi separati, a circa 30-40 secondi l’uno dall’altro. Per terremoti di questa energia e in aree geologicamente complesse servono ore, a volte giorni, per definire con precisione la sorgente. Non parliamo di una piccola replica, ma di due terremoti forti».
Che cosa significa magnitudo 7 e 7.5?«Che la scala non è lineare, ma logaritmica. La magnitudo misura l’energia prodotta dal sisma. Ogni incremento di 0,2 gradi raddoppia l’energia. Una differenza di 0,4 significa circa quattro volte l’energia. Quindi tra 7.0, 7.2 e 7.5 non c’è una sfumatura: c’è una differenza enorme».Il primo sisma è stato stimato a 3 chilometri di profondità. Perché conta?«Perché è estremamente superficiale. L’ipocentro è il punto in profondità in cui avviene il sisma, l’epicentro è la sua proiezione in superficie. Se la sorgente è a soli 3 chilometri, le onde percorrono pochissima strada e si attenuano poco. Quelle secondarie, che producono lo scuotimento più forte, possono avere effetti importanti».Caracas pur essendo lontana dall’epicentro ne ha risentito. Perché?«A 170-200 chilometri contano edifici e terreni. Sulla roccia compatta lo scuotimento tende ad amplificarsi meno. Su depositi fluviali o lacustri, non consolidati e ricchi d’acqua, l’onda sismica può amplificarsi molto. Così lo stesso terremoto può produrre effetti diversi da una zona all’altra».Perché un sisma così grave è avvenuto in Venezuela?«Il nord del Venezuela si trova sul margine tra la placca Caraibica e quella Sudamericana. È una zona di contatto tra placche. Il meccanismo indica una trascorrenza destra: i due blocchi si muovono orizzontalmente uno rispetto all’altro. L’area è attraversata da sistemi importanti, come Boconó-San Sebastián-El Pilar e Oca-Ancón. Il terremoto sembra avere interessato una zona dove questi sistemi si intersecano. Non è un’anomalia».Il Paese aveva già avuto terremoti simili?«Sì. Nel 1812 un terremoto di magnitudo 7.7 colpì Caracas e San Felipe. Nel 1900 un altro evento, ancora di magnitudo 7.7, colpì Caracas. La storia ci dice che questa non è un’area nuova a terremoti distruttivi».L’allerta tsunami per Portorico e Virgin Islands era giustificata?«Sì. Esistono protocolli e soglie di magnitudo per i terremoti in mare o vicino alla costa. L’allerta è precauzionale: viene diramata sulla base dei modelli, poi si controllano i dati sul livello del mare. A distanza di una decina di ore, come sembra attualmente, se non ci sono anomalie, rientra».Ci sono rischi alti di nuovi eventi nelle prossime ore?«Può esserci una sequenza di repliche. Le proiezioni USGS indicano una probabilità settimanale del 43% di eventi pari o superiori a magnitudo 6 e del 6% per eventi pari o superiori a 7. Sono stime probabilistiche, non previsioni. Eventi comparabili sono meno probabili, ma non impossibili».Si possono prevedere con precisione?«No. Possiamo conoscere la pericolosità di un territorio, studiare faglie, suoli e storia sismica. Ma non possiamo dire quando avverrà il prossimo terremoto. L’unica difesa è ridurre la vulnerabilità: edifici, infrastrutture, norme antisismiche, conoscenza del territorio. Il terremoto non si evita. La catastrofe, spesso, sì».










