Sono giornate di sofferenza e di grandi disagi. L’uso eccezionale dell’aria condizionata mette a dura prova il sistema produttivo e distributivo dell’energia elettrica. La potenza installata nelle case, già inferiore in media a quella di altri Paesi, la Germania per esempio, è spesso insufficiente. Tanti i blackout.

L’emergenza, seppur drammatica, è comunque particolarmente istruttiva. Dà l’idea di quanto sia elevata la quantità di investimenti necessari per adeguare la rete nel momento in cui si spinge giustamente per una maggiore elettrificazione delle nostre abitudini quotidiane, dall’auto alle cucine a induzione. I cavi vanno raddoppiati nella loro portata e dimensionati ovviamente sui picchi di consumo. È il lato oscuro della transizione energetica di cui si parla meno. Non basta mettere più impianti fotovoltaici ed eolici, bisogna poi conservare l’energia prodotta e, soprattutto, distribuirla garantendola in tutte le ore.

La giornata di ieri (giovedì, ndr) ha fatto registrare punte di consumo eccezionali. Alle otto di sera la domanda era ancora di 50 gigawatt. Il solare, a quell’ora, aveva dato tutto quello che poteva dare mentre l’eolico, non solo in Italia ma in tutta Europa, in assenza di vento, aveva prodotto il 95 per cento in meno. Come scrive Giuseppe Zollino, sul suo profilo X, si è dovuto bruciare, nelle caldissime ore serali, molto gas. E meno male che siamo riusciti a importare energia elettrica di produzione nucleare dalla Francia, attraverso la Svizzera, se no sarebbe stato un disastro. Anche loro alle prese con la mortale canicule, i francesi hanno potuto vendere (a caro prezzo) l’energia all’estero grazie ai loro investimenti nelle rinnovabili che hanno sopperito al calo estivo della produzione nucleare già previsto per le manutenzioni programmate al quale si è aggiunta una ulteriore riduzione del 5 per cento dovuta al riscaldamento dei fiumi.