Due decisioni nello stesso giorno che rafforzano in modo significativo la politica migratoria dell'amministrazione Trump. La Corte Suprema degli Stati Uniti - con una maggioranza di sei giudici conservatori contro tre progressisti - ha dato il via libera a due misure centrali della strategia della Casa Bianca: la revoca delle protezioni temporanee contro l'espulsione per centinaia di migliaia di immigrati e la possibilità di respingere i richiedenti asilo al confine con il Messico prima ancora che entrino formalmente negli Stati Uniti.La prima pronuncia riguarda il Temporary Protected Status (TPS), il programma federale che consente ai cittadini di Paesi colpiti da guerre o calamità naturali di vivere e lavorare legalmente negli Stati Uniti senza rischiare l'espulsione. La Corte ha autorizzato l'amministrazione Trump a revocare lo status per oltre 350 mila haitiani e circa 6 mila siriani, ribaltando le decisioni dei tribunali inferiori che avevano sospeso il provvedimento.Secondo la maggioranza, la scelta dell'esecutivo di concedere o revocare il TPS rientra nelle prerogative dell'amministrazione federale e non può essere sindacata dai giudici. La decisione potrebbe avere effetti ben più ampi, interessando in prospettiva fino a 1,3 milioni di persone provenienti da 17 Paesi che beneficiano di analoghe protezioni.La seconda sentenza riguarda invece il diritto d'asilo. I giudici hanno stabilito che gli agenti di frontiera possono respingere i migranti ai valichi di ingresso quando ritengono che le strutture siano già al limite della capacità operativa. La decisione consente il ripristino della cosiddetta politica del metering, introdotta durante il primo mandato di Donald Trump e poi abbandonata dall'amministrazione Biden.Nel dispositivo, il giudice Samuel Alito sostiene che chi si trova ancora sul lato messicano della frontiera non può essere considerato giuridicamente "arrivato" negli Stati Uniti e, di conseguenza, non ha ancora maturato il diritto previsto dalla normativa federale di presentare una richiesta di asilo.Entrambe le decisioni sono state adottate con il voto contrario dei tre giudici progressisti. La giudice Sonia Sotomayor ha letto pubblicamente il proprio dissenso dall'aula, un gesto raro nella prassi della Corte Suprema, sostenendo che l'interpretazione della maggioranza restringe in modo eccessivo le garanzie previste dalla legge e rischia di compromettere il diritto di accesso alla protezione internazionale.Le due pronunce rappresentano una delle più importanti vittorie giudiziarie ottenute finora dall'amministrazione Trump sul fronte dell'immigrazione. Fin dal ritorno alla Casa Bianca, il presidente ha fatto della stretta ai confini e dell'aumento delle espulsioni uno dei cardini della propria agenda politica, rilanciando il progetto della "più grande deportazione della storia americana”.Negli ultimi mesi la Corte Suprema aveva alternato decisioni favorevoli e contrarie all'amministrazione. In alcuni casi aveva limitato l'utilizzo dell'Alien Enemies Act per le deportazioni accelerate o imposto garanzie procedurali per alcuni migranti trasferiti in centri di detenzione all'estero. Le sentenze depositate il 25 giugno segnano però un cambio di passo su due questioni centrali: l'accesso all'asilo e la permanenza legale di centinaia di migliaia di stranieri già presenti negli Stati Uniti.Il contenzioso non è comunque destinato a chiudersi. Entro la fine della sessione la Corte Suprema è attesa anche su altri ricorsi in materia migratoria, tra cui quello relativo alla limitazione della cittadinanza automatica per nascita, uno dei provvedimenti più controversi annunciati dalla Casa Bianca.