La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il governo federale può riprendere le deportazioni dei migranti verso Paesi diversi dai loro Paesi d’origine: si tratta di una vittoria per Donald Trump e per le sue misure durissime contro gli immigrati. «Il presidente ha il diritto di espellere dal Paese gli immigrati clandestini criminali e di rendere l’America di nuovo sicura», ha commentato la portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson. «Accendete i motori dei voli di espulsione», ha detto esultando la vicesegretaria del dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin.

Su richiesta d’urgenza dell’amministrazione repubblicana, la Corte Suprema, nettamente divisa tra conservatori e progressisti, ha annullato un’ordinanza giudiziaria che dava ai migranti, espulsi verso Paesi terzi, l’opportunità di dimostrare i gravi rischi che avrebbero corso nella loro nuova destinazione. A limitare le deportazioni di Trump era stato, lo scorso aprile, il giudice distrettuale Brian Murphy di Boston: «Gli sforzi del governo di espellere i migranti verso Paesi terzi senza un giusto processo violano indiscutibilmente le tutele costituzionali», aveva dichiarato, accordando ai migranti dieci giorni (più altri 15 in caso di appello) «per spiegare perché la deportazione probabilmente comporterà persecuzioni, torture e morte».